Senza Google

Come ho scritto l’altro giorno, ho provato a cambiare la homepage del mio browser: non più iGoogle ma Ask.

Solo che in poco tempo Ask non è stato in grado di sedurmi, forse per la frustazione di vedere il mio scarso posizionamento su Ask (dovuto anche a bug del motore, per inciso: non mi vengano a raccontare che gestisce completamente e correttamente il redirect 301, ad esempio…).

Ho così deciso di usare tre homepage contemporaneamente (potere dei tab): a iGoogle e Ask ho aggiunto Yahoo.

Però in pochi minuti mi sono reso conto che iGoogle era il centro del mio mondo su Internet. AdWords, Analytics, AdSense, Google Reader, persino la todo list. Google è il centro della mia attività su Internet.

Intendiamoci, non sono poi così felice che sia così, dato che di fatto Google è un monopolista. Ma questa è la fotografia dell’importanza di Google per il sottoscritto. E non credo certo di essere l’unico.

Ring: la grande arena del marketing e della comunicazione

Giovedì e venerdì scorso si è svolto a Lecce un evento interessante, Ring, in un posto che mi ha fatto subito pensare “Ma se facciamo un barcamp qui dentro, è la fine del mondo…”. 🙂

Ad ogni modo, io sono andato solo il giovedì, dove mi aspettavo di incontrare Robin Good, la cui presenza era annunciata dal programma che prevedeva la sua partecipazione ad una tavola rotonda sulla sociologia dei nuovi mezzi e dei nuovi linguaggi come approccio competitivo.

Ma dato che la tavola rotonda era in notevole ritardo (in realtà tutto era in ritardo sulla tabella di marcia), mi sono trovato all’ingresso di un’aula dove ho iniziato a leggere parole familiari come “traffico” e “conversioni”. Mi sono quindi fermato ad ascoltare il workshop “Il successo on line. Progettazione, follow up e marketing nel web” tenuto da Lucio Miranda, Presidente CEO Inet Italia siti di successo. Workshop interessante (per me che di fatto ho avuto un veloce ripasso di quello che è il mio lavoro quotidiano, ma soprattutto per tutte le persone che erano lì a scoprire un mondo nuovo – deduzione mia in base alle facce che vedevo e alle domande che sentivo).

Ho avuto modo poi di fare un po’ di piacevoli chiacchere con Lucio ed Angelo, Marketing Manager della stessa azienda. Oltre a loro, ho avuto il piacere di conoscere (e anche qui, scambiare qualche piacevolissima chiacchera con) Nicola Pellegrini, Direttore Generale QMark, del quale ho anche seguito l’interessante workshop relativo al packaging (anche virtuale!).

Oltre a questo, ho però anche seguito (solo in parte, confesso) la case history di Yeu, originale e-commerce di t-shirt personalizzate, tenuta da Biagio Bisanti (il quale, in precedenza, aveva a sua volta appreso molte informazioni che troverà utili da un po’ di chiacchere fatte sulla scia del workshop sul successo online).

Alla fine, posso comunque dire che l’evento è stato sicuramente interessante e sopra le mie aspettative, forse soprattutto perché non ho visto una promozione che stimolasse in me particolari aspettative.

E comunque, il posto in cui si è tenuto Ring mi fa rimbalzare nella testa la parolina magica “barcamp”… Vedremo… 🙂

Pagina bianca?

Da qualche ora qualche visitatore di questo blog sta visualizzando una bella pagina bianca. Coincidenza vuole che succeda (confermate? smentite?) solo a chi naviga dietro ad un proxy.
La causa è Open Web Analytics. Mi scuso per il disagio, ma preferisco aspettare che venga chiuso il bug (prontamente segnalato) piuttosto che rimuovere OWA (che, detto tra noi, mi sta piacendo davvero molto).

Eppoi questo è, se volete, un motivo in più per seguire questo blog via feed.

Esce dal coma, non trova più il comunismo

Esce dal coma, non trova più il comunismo. Certo, è stato in coma 19 anni, chiaro che grosse differenze doveva trovarle.
Io invece ci ho passato solo 19 giorni, e – ricordo ancora la delusione – non furono sufficienti per risvegliarmi senza governo Berlusconi.

Settimana sabbatica

È quella, abbondante, che mi sono preso dai vari blog sparsi. Riprendo ora con una serie di note sparse (anche perché di fatto avrei voluto scrivere su svariati argomenti, durante questi giorni).

La settimana scorsa sono stato a Roma, dove, tra le altre cose, ho accompagnato Federico al corso “SEO Extreme” di Madri. Corso che non è neanche stato male, se non fosse che l’aggettivo “avanzato” era a mio avviso inappropriato. E Francesco lancia una interessante discussione sull’argomento (che mi trova pienamente d’accordo). Dico di più: tolta la distinzione tra corso base e corso avanzato, che non ha proprio senso, avrei gradito molto di più un corso strategico. Insomma, non posso negare che l’approccio mi ha lasciato un po’ l’amaro in bocca. Ad ogni modo, un utile riassunto per chi vive di SEO (anche se il senso dell’affermazione su OpenOffice che non va bene per generare i pdf proprio mi sfugge).

La cosa più importante che avevo da fare a Roma era una cena con Andrea ed Angelo. Finita l’ottima cena al Wine Time, ci hanno raggiunto altre persone che ho (ri)visto con piacere. Peccato che qualche pisano s’è ritirato come Cenerentola. Gli uomini veri, invece, hanno chiuso un po’ di locali. 😀

Ringraziamento pubblico ad Andrea che mi ha sistemato in un bellissimo appartamento a Trastevere, in una via piena di vita. Per la cronaca, a 20 metri dall’appartamento c’è la pizzeria Nerone, la cui pizza principale, la Pizza Nerone appunto, è con la ‘nduja. Un (piccante) segno del destino? 🙂

Questa settimana, piena di lavoro (molto pay per click e molta web analytics, per la cronaca), s’è conclusa ieri (oggi giornata di assoluto riposo psicofisico, nonostante il forte richiamo di Cantine aperte) con il matrimonio di Nichi e Chiara, i 2/3 di Inari. Auguri agli sposi!

Scappo che c’è uno spaghetto alle cozze che mi attende al mare. Spero di trovare il tempo, la settimana prossima, di parlare di tutti gli altri argomenti che volevo affrontare (nonché approfondire questi, eventualmente).

Great success

Negli ultimi tre giorni ci sono stati due eventi importanti e ben riusciti.
Il primo era il Corso SEM e SEO a Lecce fatto da Yoyo formazione rotolante (e magari ne parleremo più approfonditamente in un post successivo, ok?) giovedi e venerdi scorso.
Il secondo era il BarcampMatera, che si è tenuto ieri. Ma anche il Barcamp merita uno spazio tutto suo, quindi ne parlerò nel prossimo post.
C’è comunque una cosa che accomuna i due eventi: l’ottima riuscita. Come direbbe Borat, “Great success!“.

Principi di Net Semiology

Attenzione, questa non è una recensione. Forse è solo uno sfogo…

Ho da più di un mese in mano il libro “Principi di Net Semiology” (sottotitolo: “Comunicare in modo efficace su Internet”). L’ho comprato perché sembra un argomento interessante. Me l’aspettavo un po’ “mattone”, ma comunque interessante. Ma il fatto che ce l’abbia in mano da più di un mese e sono ancora a pagina 109 (su 280 totali) qualcosa vorrà pur dire.

Passi per qualche errore ogni tanto, tipo la virgola a dividere soggetto e verbo (quando mi imbatto in una virgola fuori posto storco un po’ – tanto – il naso, ma riesco ad andare avanti).

Qui invece non si riesce ad andare avanti, e non solo per la terminologia molto specifica (che quindi ti impone di imparare a memoria il significato di tutta una serie di termini, a costo di non capire nulla di quel che leggi), perché il testo fa riferimento ad una determinata figura: peccato che le figure non siano numerate
Ad esempio, a pagina 103 si legge: “In presenza di una schermata con AFI strutturata illustrata in Fig. 130 i quadrati sono distribuiti mediante una LGA”. Tra pagina 102 e pagina 103 ci sono tre figure, e nessuna delle tre è numerata. Come si fa a capire quale sia la fig. 130? Tanto più che il cervello è già impegnato a cercare di ricordare le definizioni di AFI ed LGA.

A pagina 109 (si, dove mi son fermato: per quanto sia una cosa che odio fare, temo che abbandonerò la lettura di questo libro qui) dice:
“Data una superficie AT, come quella illustrata nella Fig. 135 (nda: anche questa non è numerata, ma essendo l’unica ci sono meno dubbi…), la campitura comunicativa è ricavabile mediante la seguente formula:
dove:
CC rappresenta la campitura comunicativa
etc etc etc.”

E la formula? Qual è? Dov’è?
Sarò io facilmente irritabile, ma se i 19,90€ del costo del libro li avessi semplicemente persi non mi sarei sentito fottere allo stesso modo…

A-Blogger

Tutti sanno che qui, in Italia, per definire un blog famoso si usa una parola abbastanza bizzarra. “Blogstar”. Decisamente più originale il termine inglese che definisce un blog conosciuto e importante, i cosiddetti A-Blogger. Gli A-Blogger sono contrapposti agli Z-Blogger, ovvero blogger decisamente meno popolari.

Sw4n lancia il Z-Blog Awards. Bravo, bella idea.

Per quel che mi riguarda, credevo di essere un B-Blogger, o un C-Blogger. Ma forse mi sbaglio. Tipicamente, infatti, quando ci si riferisce a qualcuno, lo si linka. Se non succede, è perché si sta parlando di qualcuno talmente famoso che non ha senso farlo. Uscendo dalla sfera dei blogger, e parlando di gente davvero famosa, chi di voi ha mai linkato Google parlando di Page o Brin. O ha linkato Microsoft parlando di Bill Gates? Nessuno, credo. Non servirebbe mica.

Perché sto delirando sulla mia popolarità? Un po’ perché è venerdi sera e la stanchezza si fa sentire, un po’ perché Massimo Mantellini (un autentico A-Blogger, altro che storie), parlando del sito We Love Andrea Beggi (tributo ad un altro autentico A-Blogger), ha riportato uno dei tanti fact: il mio! E non ha dovuto linkare questo blog. L’autore del fact è più famoso di quel che pensa, forse 🙂

Io so che ci sono miei tanti “colleghi” che farebbero carte false per avere un link spontaneo dal manteblog. E potrebbero anche avere ragione, in effetti. Per un SEO, un link spontaneo da quel blog è priceless. Il mio ego invece è felice così, perché non serve un link che punti qui per spiegare chi cazzo è Stefano Gorgoni.

So anche che ci sono certi maligni che sostengono che il link non è stato messo per un altro motivo: “Mantellini non ha avuto alcun desiderio di dare un link ad uno che avrebbe trovato molto utile quel link”. Ma ai maligni rispondo: “anche fosse, chissenefrega. Il mio ego è felice così”.

Desideri tecnologici

Per quanto viva di a da in con su per tra fra Internet, ammetto di non essere mai stato un particolare appassionato di tecnologia.

Ad esempio, non ho mai desiderato alcun telefono cellulare in particolare.

Forse è per questo che alla presentazione dell’Iphone non ho avuto il benché minimo sussulto. O perché non mi fanno fremere i rumors sul Ghone, il cellulare di Google.

Resta il fatto che se esiste un prodotto tecnologico che mi fa tendenzialmente sbavare, questo è l’Iliad (Antonio, chi è l’intervistatrice? 🙂 ).

A volte ritornano

Ora che il dns si sta definitivamente sistemando, posso anche dire con piacere che due miei vecchi blog sono ripartiti. Per essere più precisi, sono i miei primi due blog.
Diarizing era in assoluto il mio blog personale, in lingua inglese, ma dopo un po’ mi stancai di scrivere in inglese (anche perché comunque un minimo di sforzo in più ce lo dovevo mettere), e questo divenne *il* mio blog. Ora ritorna, dopo un salutare rm -Rf, e sarà una via di mezzo tra il classico blog ed il tumblelog, che ora va tanto di moda. Che cosa vuol dire “una via di mezzo” in questo caso non lo so bene neanche io, ma almeno mi sento libero di scriverci post estremamente sintetici (con maggiori chance di riuscire a scriverci più spesso).
Con Ugo poco dopo nacque l’idea di aprire un blog che parlasse di vino e cibo (e anche altro, magari) senza particolari vincoli di sorta. Dopo mille fasi, Di vino & cibo (poteva chiamarsi altrimenti?) torna ad essere aggiornato grazie all’aiuto di un paio di amici che hanno chiesto un account per poterci scrivere.