Attenti allo stile linguistico

Quando scrivete un post, un articolo, un libro, fate attenzione ad ogni sfumatura, foss’anche una virgola, un congiuntivo, un plurale maiestatis.
Potreste perfino rischiare di litigare con la persona più importante della vostra vita.

Un anno senza nofollow

Oramai tutte (o quasi?) le piattaforme di blogging inseriscono di default l’attributo rel=”nofollow” ai link nei commenti. Questo attributo ha la funzione di comunicare ai motori di ricerca di non seguire il link e, dato che i link hanno un enorme peso nel ranking dei siti sui motori di ricerca, aveva lo scopo di ridurre lo spam sui blog, spam che aveva appunto l’obiettivo di migliorare il ranking dei siti linkati, sia nel nome del commentatore sia nel commento stesso.

Ma chiunque gestisca un blog sa bene che il nofollow non ha prodotto alcun risultato utile. Lo spam arriva comunque (e sempre più) ed i link legittimi non hanno valore. Un buco nell’acqua, insomma.

Dato e considerato che su questo blog c’è la moderazione nei commenti per chi commenta la prima volta, c’è un efficace sistema antispam e c’è il tenutario che legge tutti i commenti che arrivano, mi è sembrato sciocco mantenere il nofollow ai link di chi invece scriveva commenti reali.

Per questo, esattamente un anno fa, ho rimosso il nofollow dai commenti. Non solo non c’è nessun vantaggio nel tenere questo attributo, ma c’è vantaggio nel toglierlo. Inoltre, è un modo carino per ringraziare chi, con i propri commenti, aggiunge contenuto, opinioni, notizie e quant’altro.

Dopo un anno, posso trarre queste conclusioni:

  • i commenti safe su questo blog sono aumentati (certo, ci sono state anche altre cause insieme a questa), con tutti i vantaggi che questo comporta;
  • i commenti spam poi approvati sono rimasti gli stessi: zero;
  • questo blog ha guadagnato ulteriore autorevolezza agli occhi dei motori di ricerca (certo, ci sono state anche altre cause insieme a questa) e forse – boh, ditemelo voi questo – agli occhi degli utenti;

Quindi, anche le piccole preoccupazioni iniziali che avevo sulle conseguenze della mia scelta si sono sciolte come neve al sole. Non a caso, in moltissimi mi hanno seguito ed hanno fatto lo stesso (avrei voluto, per festeggiare questo anniversario, linkare tutti coloro che hanno rimosso il nofollow dal loro blog, ma sono davvero tanti. Facciamo così, se ne avete voglia, scrivetelo qui nei commenti).

Ci possono essere altre preoccupazioni in chi decide di non togliere il nofollow. Ad esempio, c’è chi dice “eh, ma così non perdo Pagerank?”. Questa domanda oramai mi ha sfracellato i coglioni (scusate, lo so, sembrava un post tanto serio e ben impostato, che questa affermazione può sembrare fuori luogo, ma…). Non solo perché dimostra la poca conoscenza del Pagerank, ma anche perché dimostra la poca conoscenza di quale sia il reale impatto del Pagerank all’interno dell’algoritmo che determina il ranking di una pagina su Google. Dico solo che il sottoscritto ha ottimamente posizionato un sito in un settore difficile come il turismo con keyword piuttosto competitive puntando tutto sui link in uscita…

Di chi invece si preoccupa di avvantaggiare gli altri blog nelle varie classifiche neanche voglio occuparmi (per ovvi motivi di decenza).

Altre preoccupazioni? Scrivetemele nei commenti.

Voglio solo elencare alcuni buoni motivi (alcuni già citati in questo post) per rimuovere il nofollow dai link nei commenti:

  1. il web si basa sull’ipertesto, ovvero i link sono l’anima del web. Annullarne il valore è contro il principio su cui si fonda tutto il web!
  2. linkare risorse esterne degne di menzione è un vantaggio. Dato che raramente un commento degno proviene da un utente che linka un sito indegno (e comunque in questo caso si può intervenire manualmente per correggere il problema – io l’ho fatto in un paio di occasioni), raramente manca questo vantaggio.
  3. incentiva i commenti sul proprio blog. Dare in cambio un link vero può far decidere chi è in dubbio tra il commentare o meno un nostro post per la scelta più vantaggiosa… per entrambi;
  4. togliere il nofollow può essere d’esempio per altri. Ecco che, tornando ad un web libero dai nofollow, ogni nostro commento altrove può essere premiato con un link buono;

Mi sta soprattutto a cuore, però, il primo punto di questo tutt’altro che esaustivo elenco. Oggigiorno sembra che un link lo si possa dare solo in cambio di birre, cellulari e bamboline gonfiabili. Ma un web così non mi attira neanche un po’…

Per chiudere, DoFollow è il plugin per wordpress che io uso per togliere i nofollow dai commenti. Ma ce ne sono molti altri e non solo per wordpress, ovviamente.

Aggiornamento: come già segnalato in questo post, ho cambiato il plugin usato per rimuovere il nofollow: Nofollow Free

Salva il web, togli il nofollow!

Come far funzionare il mod rewrite con Ultimate Tag Warrior

Se usate Ultimate Tag Warrior per gestire i tag sul vostro blog WordPress potreste incontrare problemi qualora abilitiate il mod rewrite per i tag (dal pannello di WordPress, Options -> Tags).

Per motivi che non mi metto a spiegare perché non sono neanche sicuro di averli capiti appieno io, potreste ricevere un error 404 quando visitate la pagina di un tag in locale (ad esempio, www.vostroblog.com/tag/bug/).

All’inizio cercavo la soluzione all’interno del file .htaccess, ma in realtà mi sono accorto che è sufficiente ricostruire la struttura dei permalink (Options -> Permalinks) dopo aver abilitato il mod rewrite per i tag.

Qualora continuiate a ricevere error 404, provate, prima delle due modifiche via pannello di cui sopra, ad inserire nel file .htaccess queste due righe (subito dopo la riga “RewriteBase /”):

RewriteCond %{REQUEST_URI} ^(/tag)
RewriteRule ^tag/(.*)/$ /index.php?tag=$1 [L]

Ma nonostante questa sia una soluzione che ho trovato in giro per Internet, ho verificato (anche su questo stesso blog) che non è sempre un passaggio necessario.

Perdo i tag

Piccola richiesta d’aiuto: su questo blog wordpress uso Ultimate Tag Warrior per gestire i tag. Solo che ultimamente mi sono accorto che si perde i tag e mantiene solo quelli delle categorie.
Idee o suggerimenti per capire che succede?

Googlebombing 2.0

Una volta si faceva il googlebombing per trasmettere, attraverso Google, messaggi (penso al googlebombing “sociale” con cui si spinse il sito dell’Unicef per la parola chiave “regali”) e giudizi (penso all’ultimo famoso googlebombing in Italia, quello sul porcale Italia.it spinto per la parola chiave “merda”).

Ora invece il googlebombing si fa per partecipare all’estrazione di ricchi premi e cotillon.

Settimana sabbatica

È quella, abbondante, che mi sono preso dai vari blog sparsi. Riprendo ora con una serie di note sparse (anche perché di fatto avrei voluto scrivere su svariati argomenti, durante questi giorni).

La settimana scorsa sono stato a Roma, dove, tra le altre cose, ho accompagnato Federico al corso “SEO Extreme” di Madri. Corso che non è neanche stato male, se non fosse che l’aggettivo “avanzato” era a mio avviso inappropriato. E Francesco lancia una interessante discussione sull’argomento (che mi trova pienamente d’accordo). Dico di più: tolta la distinzione tra corso base e corso avanzato, che non ha proprio senso, avrei gradito molto di più un corso strategico. Insomma, non posso negare che l’approccio mi ha lasciato un po’ l’amaro in bocca. Ad ogni modo, un utile riassunto per chi vive di SEO (anche se il senso dell’affermazione su OpenOffice che non va bene per generare i pdf proprio mi sfugge).

La cosa più importante che avevo da fare a Roma era una cena con Andrea ed Angelo. Finita l’ottima cena al Wine Time, ci hanno raggiunto altre persone che ho (ri)visto con piacere. Peccato che qualche pisano s’è ritirato come Cenerentola. Gli uomini veri, invece, hanno chiuso un po’ di locali. 😀

Ringraziamento pubblico ad Andrea che mi ha sistemato in un bellissimo appartamento a Trastevere, in una via piena di vita. Per la cronaca, a 20 metri dall’appartamento c’è la pizzeria Nerone, la cui pizza principale, la Pizza Nerone appunto, è con la ‘nduja. Un (piccante) segno del destino? 🙂

Questa settimana, piena di lavoro (molto pay per click e molta web analytics, per la cronaca), s’è conclusa ieri (oggi giornata di assoluto riposo psicofisico, nonostante il forte richiamo di Cantine aperte) con il matrimonio di Nichi e Chiara, i 2/3 di Inari. Auguri agli sposi!

Scappo che c’è uno spaghetto alle cozze che mi attende al mare. Spero di trovare il tempo, la settimana prossima, di parlare di tutti gli altri argomenti che volevo affrontare (nonché approfondire questi, eventualmente).

Il mio intervento al BarCampMatera: il PageDrunk

Pietro ha pensato bene di filmare e mettere su Youtube quell’ubriacone che vaneggiava di Pagerank.

Non ha tutti i torti Francesco quando mi scrive “Però considerando che eri ubriaco, hai fatto un intervento lineare. Chissà come hai fatto…”. Ammesso e non concesso che sia stato un intervento lineare, s’intende.

In ogni caso, i video sono qui:

Che bel BarCamp(Matera)

Quello di ieri sabato 12 maggio 2007 a Matera è stato il mio primo BarCamp. Non ho quindi alcun termine di paragone, ma la mia impressione è stata ottima. Senza dubbio. Grazie a Giovanni e a tutti gli altri organizzatori (ed anche agli sponsor, ovviamente).

In un bel postodalla splendida panoramica, con un sacco di persone simpatiche ed interessanti, sotto un sole cocente, ho cercato anche io di portare un piccolo contributo (powered by 8 bicchieri di aglianico gentilmente offerti da un altro sponsor della giornata, La compagnia del Cavatappi) parlando dell’export del Pagerank di Google e di come questo non abbia alcuna attinenza con le reali variazioni all’interno del motore di ricerca (ed anche di alcuni altri fenomeni che già avevo illustrato in un precedente post. Non avevo slide, né tracce da seguire nel mio breve intervento. Non ho quindi nulla da mettere online, ma scriverò appena possibile un post che riassuma (possibilmente con maggior lucidità) quanto ho esposto.

Ho avuto modo di conoscere molte persone che leggo (più o meno) abitualmente (via feed o via twitter). Come sempre in queste occasioni, finisce la giornata e rimane il rammarico di non essere riusciti a chiaccherare abbastanza con tutti. Ma penso si tratti di un problema di poco conto, in fondo. Ci si è potuti guardare in faccia, intanto. Le chiacchere possono essere fatte anche su TCP/IP…

Vorrei salutare tutti quelli che ho potuto conoscere, ma la lista è davvero lunga e finirei per fare torto a troppe persone. Se mi è permesso, però, una menzione speciale va ad Enrico, che è venuto a Matera da Torino, seppur ci fosse in contemporanea un altro BarCamp: a Torino!

Un grazie a tutti coloro che c’erano e che hanno contribuito a rendere quella di ieri una giornata speciale.

Great success

Negli ultimi tre giorni ci sono stati due eventi importanti e ben riusciti.
Il primo era il Corso SEM e SEO a Lecce fatto da Yoyo formazione rotolante (e magari ne parleremo più approfonditamente in un post successivo, ok?) giovedi e venerdi scorso.
Il secondo era il BarcampMatera, che si è tenuto ieri. Ma anche il Barcamp merita uno spazio tutto suo, quindi ne parlerò nel prossimo post.
C’è comunque una cosa che accomuna i due eventi: l’ottima riuscita. Come direbbe Borat, “Great success!“.

A-Blogger

Tutti sanno che qui, in Italia, per definire un blog famoso si usa una parola abbastanza bizzarra. “Blogstar”. Decisamente più originale il termine inglese che definisce un blog conosciuto e importante, i cosiddetti A-Blogger. Gli A-Blogger sono contrapposti agli Z-Blogger, ovvero blogger decisamente meno popolari.

Sw4n lancia il Z-Blog Awards. Bravo, bella idea.

Per quel che mi riguarda, credevo di essere un B-Blogger, o un C-Blogger. Ma forse mi sbaglio. Tipicamente, infatti, quando ci si riferisce a qualcuno, lo si linka. Se non succede, è perché si sta parlando di qualcuno talmente famoso che non ha senso farlo. Uscendo dalla sfera dei blogger, e parlando di gente davvero famosa, chi di voi ha mai linkato Google parlando di Page o Brin. O ha linkato Microsoft parlando di Bill Gates? Nessuno, credo. Non servirebbe mica.

Perché sto delirando sulla mia popolarità? Un po’ perché è venerdi sera e la stanchezza si fa sentire, un po’ perché Massimo Mantellini (un autentico A-Blogger, altro che storie), parlando del sito We Love Andrea Beggi (tributo ad un altro autentico A-Blogger), ha riportato uno dei tanti fact: il mio! E non ha dovuto linkare questo blog. L’autore del fact è più famoso di quel che pensa, forse 🙂

Io so che ci sono miei tanti “colleghi” che farebbero carte false per avere un link spontaneo dal manteblog. E potrebbero anche avere ragione, in effetti. Per un SEO, un link spontaneo da quel blog è priceless. Il mio ego invece è felice così, perché non serve un link che punti qui per spiegare chi cazzo è Stefano Gorgoni.

So anche che ci sono certi maligni che sostengono che il link non è stato messo per un altro motivo: “Mantellini non ha avuto alcun desiderio di dare un link ad uno che avrebbe trovato molto utile quel link”. Ma ai maligni rispondo: “anche fosse, chissenefrega. Il mio ego è felice così”.