A volte ritornano

Ora che il dns si sta definitivamente sistemando, posso anche dire con piacere che due miei vecchi blog sono ripartiti. Per essere più precisi, sono i miei primi due blog.
Diarizing era in assoluto il mio blog personale, in lingua inglese, ma dopo un po’ mi stancai di scrivere in inglese (anche perché comunque un minimo di sforzo in più ce lo dovevo mettere), e questo divenne *il* mio blog. Ora ritorna, dopo un salutare rm -Rf, e sarà una via di mezzo tra il classico blog ed il tumblelog, che ora va tanto di moda. Che cosa vuol dire “una via di mezzo” in questo caso non lo so bene neanche io, ma almeno mi sento libero di scriverci post estremamente sintetici (con maggiori chance di riuscire a scriverci più spesso).
Con Ugo poco dopo nacque l’idea di aprire un blog che parlasse di vino e cibo (e anche altro, magari) senza particolari vincoli di sorta. Dopo mille fasi, Di vino & cibo (poteva chiamarsi altrimenti?) torna ad essere aggiornato grazie all’aiuto di un paio di amici che hanno chiesto un account per poterci scrivere.

Vendere link sul proprio blog wordpress in pochi semplici passi

Parecchi blogger hanno l’ambizione di guadagnare qualche spicciolo dalla propria attività. E si spiega anche facilmente: in fondo, guadagnare facendo quel che più ci piace è il massimo.

Però molti blogger sanno benissimo che fare soldi con il proprio blog è difficile.
In tanti hanno provato ad esempio Google AdSense, il sistema di pubblicità contestuale più diffuso in assoluto. Ma quasi tutti si sono resi presto conto che guadagnare anche solamente 1 euro al giorno non è esattamente banale. E con 30 euro al mese, ci si fa poco.
Ci sono anche i sistemi di affiliazione come Tradedoubler e Zanox, che però, essendo sostanzialmente in modalità Pay per sale anzichè Pay per click come AdSense, richiedono un’ulteriore azione (tipicamente la registrazione o l’acquisto) da parte del visitatore. Questo comporta che statisticamente ci vogliono molti più click per riuscire a raggiungere l’obiettivo commissione, anche se poi questa è ovviamente più alta di quella ricavabile nel pay per click.

Senza stare a fare l’elenco di tutti i modi per guadagnare qualche spiccolo, che non finirei più, parlo di un altro modo di guadagnare, che poi è il vero argomento di questo post: la vendita di link.

(Quasi) ogni link ha valore, su Internet. E non solo per una mera questione di Pagerank, che tanto vale sempre meno. Ma anche (in teoria soprattutto) perché veicola traffico direttamente. E se un link ha valore, significa che può anche avere un prezzo. Ecco perché esiste un vero e proprio mercato di compravendita di link.

Ma come trovare acquirenti? Come stabilire il prezzo? Come gestire il tutto senza rischiare di rimetterci troppo tempo per il prezzo che riusciamo a farci pagare?

Affidandosi ad un circuito che si occupa proprio di far incontrare domanda e offerta. Il più famoso di tutti questi circuiti è senza dubbio Text Link Ads.

Come funziona? È semplicissimo: basta registrarsi, segnalare un (o più, perché no?) proprio sito, inserire il codice che viene dato all’interno della pagina sulla quale vogliamo vendere link, e attendere (un paio di giorni al massimo, di solito) che il proprio sito venga vagliato da Text Link Ads. A quel punto, il sito sarà nel marketplace, con le informazioni utili a possibili acquirenti per decidere se acquistare o meno il link. Quando un utente acquisterà un link sul vostro sito, verrà visualizzato automaticamente. E se usate Paypal, ogni primo del mese Text Link Ads vi versa il dovuto.

E veniamo a wordpress. Infatti, quando si segnala un sito, tra i vari codici possibili, c’è anche quello sotto forma di plugin per wordpress.

E se il vostro blog wordpress ha un tema che fa uso dei widgets, c’è un ottimo plugin apposito. Ovviamente va abilitato insieme a quello generato da Text Link Ads, non in alternativa.

Insomma, ci vuole più tempo a leggere questo post che a fare tutto il resto. Registrati su Text Link Ads ed inizia a vendere link.

Ci avevi avvisato

Non possiamo proprio dire che non ci avevi avvisato. Eppure, nonostante questo, abbiamo tutti buttato via un po’ di tempo su questo giochino.

E io ora vedo bolle ovunque.

Deformazione professionale

Mi scuso qui con:
http://www.axellweb.com/
http://www.bloggers.it/progettomayhem/
http://www.ciccsoft.com/
http://www.estroversa.net/
http://www.fulvialeopardi.it/
http://www.giovy.it/
http://www.ilboss.net/blog/
http://www.jtheo.it/
http://www.macchianera.net/
http://www.pandemia.info/
http://www.pensierineccesso.it/
http://www.placidasignora.com/
http://www.rotaciz.com/
http://www.saitenereunsegreto.com/
http://www.samuelesilva.net/dblog/
http://www.suzukimaruti.it/
http://eiochemipensavo.diludovico.it/
http://farfintadiesseresani.blog-city.com/
http://fran.splinder.com/
http://gattostanco.diludovico.it/
http://giavasan.diludovico.it/
http://inkiostro.splinder.com/
http://kayblog.splinder.com/
http://mae.splinder.com/
http://magentaewoland.splinder.com/
http://maurobiani.splinder.com/
http://noantri.splinder.com/
http://personalitaconfusa.splinder.com/
http://proesie.diludovico.it/
http://sviluppina.co.uk/
http://trentamarlboro.splinder.com/

Mi scuso per quanto ho già scritto anche in commento ad un post sul blog di Massimo Mantellini.

Mi scuso, ma per chi come me il detect di un redirect javascript è pane quotidiano (letteralmente quotidiano), il pesce d’aprile è stato davvero di vita breve (una manciata di secondi: il tempo materiale per disabilitare javascript, ricaricare l’url – io ero su Pandemia, ma uno qualunque dei su citati andava bene – e visualizzare il sorgente html).

Quando l’incazzatura toglie lucidità

C’è questo ennesimo sito cosiddetto duepuntozero (Tagged) che ha un meccanismo virale così forzato da essere spam. Il problema, però, è che lo fa in maniera subdola e senza neanche esporsi troppo.
E quindi capisco che chi ci è cascato sia incazzato.

Però, da qui a voler fare un googlebombing con il tag nofollow ce ne passa, eh.

Privacy? Quale privacy?

A causa di un copia e incolla neanche troppo attento, mi trovo chiamato in causa nel rispondere alla domanda: con tutti i servizi “web 2.0” (mi viene l’orticaria, ogni volta che scrivo “2.0”…) che nascono e muoiono (che se una cosa nasce, prima o poi muore, non ci piove), che ne sarà di tutti i dati personali che abbiamo lasciato in giro?

La domanda ha un senso. Eppure io non ho una risposta (potevo scrivere che “la risposta è dentro di me, epperò è sbagliata”, lo so).

Intendiamoci, non è che non abbia una risposta valida. È solo che non è una risposta che si adatta perfettamente al cosidetto “web 2.0” (e vai di orticaria). In fondo, il problema di tutela della privacy esiste da prima che a qualcuno venisse in mente di numerare le versioni di Internet. E personalmente, affronto il problema sempre seguendo la stessa logica.

In breve:
su Internet ci finisce solo quello che decido io (ok, c’è qualche mia foto messa a tradimento su Flickr, ma mi pare un dettaglio di poco conto). Non è poco: per dire, su Internet si trova facilmente anche il mio numero di cellulare (ma solo perchè mi sta bene così: niente suoneria, e santa autoricarica), il mio indirizzo di casa, etc.
E mi sta bene così, perchè preferisco dirle direttamente, le cose, anzichè darmi la falsa illusione di poter vivere Internet senza lasciare tracce.

Ma per tutti quei servizi potenzialmente inutili o inaffidabili (e questa è una regola che esiste da quando esiste il problema dello spam), io semplicemente uso un alias di posta che potrei distruggere in qualsiasi momento.
Questione chiusa.

Registrazione obbligatoria

Sul blog di Alessio si sta sviluppando una interessante discussione, in seguito ad un interessante post, sull’argomento “registrazione obbligatoria degli utenti in un e-commerce”.
Proprio in questi giorni sto testando qualche lieve modifica nella gestione del checkout su Inari, e quindi sono particolarmente interessato all’argomento. Ma penso possa interessare alcuni miei lettori, che magari non hanno ancora sottoscritto il feed del blog di Alessio e si stanno perdendo la discussione.

Bug su WordPress 2.1

Mi spiace dare una brutta notizia agli amanti di WordPress che si sono affrettati ad aggiornare il loro blog alla versione 2.1, ma sicuramente c’è un bug, ancora da risolvere, che causa ogni tanto delle pagine bianche (in caso vi capiti qui, provate semplicemente un refresh e dovrebbe andare), ma soprattutto, anche se il problema è meno visibile, provoca ripetuti segmentation fault dei child di apache, e ogni tanto la cpu va al 100%.

Il problema lo riscontrano coloro che, come me, usano apache 2, php 4.3 e wordpress 2.1.
Sto seguendo l’evoluzione del problema qui.

Upgrade indolore

Questa notte ho aggiornato il presente blog alla versione 2.1.
Per la prima volta ho eseguito l’upgrade eseguendo tutti i passi suggeriti (non solo il backup, quello lo faccio sempre; soprattutto, ho disattivato i plugin). Ma penso che non avrei avuto alcun problema ad aggiornare dalla versione 2.0.7 alla 2.1.0 con i soliti metodi.

In ogni caso, anche per togliere qualche curiosità, alcune informazioni utili: intanto, il tema che uso, Glued Ideas, è già pronto per wordpress 2.1. Se usate questo tema, quindi, non avrete alcun problema.
Poi i plugin: quelli che uso io funzionano tutti anche con WP 2.1. Ecco l’elenco:

Ora devo solo sistemare alcuni dettagli relativi al tema (come i sopra presenti elenchi puntati). Se avete un’idea di come sistemare soprattutto quelli relativi al blogroll, ve ne sarei grato.

Povero blogroll

Il blogroll è quell’elenco di blog che un blogger pubblica sul proprio sito per mostrare ai propri visitatori quali sono i blog che legge (quelli che legge di più, almeno, visto che, grazie all’uso dei feed reader, è possibile seguire senza grossi problemi ed in poco tempo anche duecento blog).

Il problema è che il blogroll non riceve molte attenzioni: che chi lo lascia invecchiare come si fa con un buon Barolo, chi lo abbandona come un cane in autostrada, chi lo elimina proprio per non doverci pensare più.
La crisi del blogroll, probabilmente, sta nel fatto che l’elenco di tutti i blog letti diventa, con il passare del tempo, un listone indigesto. Di conseguenza, si dovrebbe regolarmente aggiornarlo sia aggiungendo sia togliendo. Ma così facendo, rischierebbe di portare via troppo tempo.

Io non ho ancora deciso come regolarmi.
Ma certo il problema me lo pongo, perchè il mio feed aggregator contiene parecchi blog che non sono nel mio blogroll. Si, l’ho aggiornato pochi minuti fa aggiungendo un po’ di blog (tranquilli, tutti abbastanza mainstream, non ci trovate certo nuove perle rare, tra le novità), ma resta il problema di come comunicare ai miei lettori quali blog leggo. Potrei fare un export dell’opml, ma non sarebbe certo di facile lettura. E non vedo perchè un lettore dovrebbe aggiungere al proprio feed reader duecento blog sulla fiducia

Pensavo, quindi, di fare una pagina dove elenco tutti i blog che sono nel mio feed reader, e tenere nel blogroll in homepage solo pochi blog: quelli che leggo più spesso e/o volentieri in un dato momento. Riducendo la dimensione del blogroll, diventa più facile aggiornarlo (o almeno credo). Voi cosa mi suggerite di fare? Ai blogger che mi leggono chiedo: voi che soluzione avete adottato?