Principi di Net Semiology

Attenzione, questa non è una recensione. Forse è solo uno sfogo…

Ho da più di un mese in mano il libro “Principi di Net Semiology” (sottotitolo: “Comunicare in modo efficace su Internet”). L’ho comprato perché sembra un argomento interessante. Me l’aspettavo un po’ “mattone”, ma comunque interessante. Ma il fatto che ce l’abbia in mano da più di un mese e sono ancora a pagina 109 (su 280 totali) qualcosa vorrà pur dire.

Passi per qualche errore ogni tanto, tipo la virgola a dividere soggetto e verbo (quando mi imbatto in una virgola fuori posto storco un po’ – tanto – il naso, ma riesco ad andare avanti).

Qui invece non si riesce ad andare avanti, e non solo per la terminologia molto specifica (che quindi ti impone di imparare a memoria il significato di tutta una serie di termini, a costo di non capire nulla di quel che leggi), perché il testo fa riferimento ad una determinata figura: peccato che le figure non siano numerate
Ad esempio, a pagina 103 si legge: “In presenza di una schermata con AFI strutturata illustrata in Fig. 130 i quadrati sono distribuiti mediante una LGA”. Tra pagina 102 e pagina 103 ci sono tre figure, e nessuna delle tre è numerata. Come si fa a capire quale sia la fig. 130? Tanto più che il cervello è già impegnato a cercare di ricordare le definizioni di AFI ed LGA.

A pagina 109 (si, dove mi son fermato: per quanto sia una cosa che odio fare, temo che abbandonerò la lettura di questo libro qui) dice:
“Data una superficie AT, come quella illustrata nella Fig. 135 (nda: anche questa non è numerata, ma essendo l’unica ci sono meno dubbi…), la campitura comunicativa è ricavabile mediante la seguente formula:
dove:
CC rappresenta la campitura comunicativa
etc etc etc.”

E la formula? Qual è? Dov’è?
Sarò io facilmente irritabile, ma se i 19,90€ del costo del libro li avessi semplicemente persi non mi sarei sentito fottere allo stesso modo…

Comments

  1. Come ti capisco.
    Alla faccia di tutti i critici non sono riuscito ad andare oltre pag. 60 del primo Faletti (mia figlia in quinta elementare scriveva dei dialoghi più realistici) e pag. 45 di Camilleri (dovermi fermare ogni tre righe per tradurre il siciliano non è quello che intendo per lettura appassionata).

  2. E’ strano, perché di solito i libri della Tecniche Nuove sono piuttosto ben curati. Anche io in passato mi sono imbattuto in libri di informatica non soltanto strapieni di errori di grammatica e sintassi, ma anche eccessivamente, volutamente astrusi. Spesso si tratta di materie già di per sé non semplici, e certi autori si mettono di buon impegno a complicare maggiormente le cose.

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