Un miliardo di profughi

Via Repubblica leggo di uno studio commissionato dalla Christian Aid, organizzazione cristiana di beneficenza del Regno Unito, consultando i più autorevoli esperti internazionali sulle conseguenze del riscaldamento globale.

Le conseguenze dell’effetto serra, secondo questo studio, saranno drammatiche. L’innalzamento della temperatura non significa che suderemo di più, ma che un miliardo di persone dovrà migrare per trovare acqua, cibo, lavoro. E questo succederà entro il 2050, non nel 3000.

Posto che non credo minimamente che i paesi ricchi faranno davvero qualcosa di serio per ridurre l’inquinamento (che affari e politica non hanno per definizione una visione a lungo termine), lo scenario che ci aspetta mi fa riflettere su quali soluzioni si possano adottare.

Ma il pessimismo che provo quando penso a quanto i paesi ricchi saranno in grado di fare (nonostante al testimone di Geova che mi ha suonato a casa stamattina e che voleva parlare di futuro abbia risposto “il futuro? sempre meglio! buona giornata”) sommato al disgusto per le soluzioni che sarebbero capaci di inventarsi (guerre, epidemie, etc.) non lascia spazio a possibili idee.

Certo che, però, non posso fare a meno di pensare alla proposta di Umberto Bossi nel 2003 per respingere i clandestini che sbarcavano sulle nostre coste.

Ma nel 2050 cosa facciamo?

Comments

  1. Ci saremo anche noi in questo miliardo di nuovi nomadi?
    E poi si perdono in disquisizioni sui diritti delle famiglie di diritto e di fatto, senza capire che nel 2050 potrebbero non esistere più famiglie.

  2. Li ammazzeremo al confine, invece che lasciarli morire a casa loro come facciamo adesso. Non sono nè insensibile nè cinico, solo realista. Se posso scrivere con una tastiera su un computer lo devo allo sfruttamento del terzo mondo. Non mi piace, se ci penso mi fa schifo, ma è realtà. Riuscire a ditribuire lo stesso tenore di vita a tutto il mondo è impensabile.
    Chiunque si stracci le vesti per questo discorso incominci a rinunciare al 50/60 % di quello che ha e fa e poi ne riparliamo.

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