Quanti morti a causa dell’uranio impoverito?

Dal Corriere della Sera apprendo dell’audizione tenuta dal Ministro Parisi a Palazzo Madama, di fronte alla commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito del Senato. Il ministro parla di 255 militari italiani che hanno contratto malattie tumorali in dieci anni di missioni all’estero in Afghanistan, Iraq, Libano e Balcani nel periodo 1996-2006.

Sul Corriere della Sera, però, non c’è traccia di quanto dichiarato dall’Osservatorio Militare. Devo leggere l’articolo su Repubblica per scoprire, infatti, che secondo l’Osservatorio militare i morti sarebbero molti di più, dato che ci sarebbero “altri dati ufficiali della Difesa che parlano di un numero di malati quasi decuplicati e di un numero delle vittime da moltiplicare per tre“.

Ora, dato che Parisi ha dichiarato che “non esiste alcun segreto di Stato sull’argomento”, possiamo sapere il numero esatto di militari morti a causa dell’uranio impoverito?

Comments

  1. No che non possiamo saperlo. Sappiamo solo che 255 militari hanno scoperto di avere un tumore in un periodo di 10 anni. Quanti di questi siano dovuti all’uranio e quanti ad altre cause non lo sappiamo e non lo sapremo mai. Praticamente non conosciamo le cause precise di nessuna delle malattie tumorali che si verificano nella popolazione generale, quindi come possiamo saperlo per quei 255?
    Inoltre, una cifra come 255 o come 2550, presa da sola, è priva di senso. Quanti sono gli ammalati di tumore(e che vuol dire “tumore”?) in un campione statisticamente comparabile (per età, sesso, abitudini) della popolazione generale? Quanti degli ammalati fumano (una abitudine che mi sembra più diffusa in caserma che nel resto del Paese)?
    Senza questi dati, ogni altra supposizione è pura speculazione.

  2. Anche accettando i dati del ministro, siamo talmente abituati ai morti ammazzati in tutte le parti del mondo che non ci rendiamo conto che sono 255 vite comunque distrutte, migliaia di persone – fra familiari ed amici – coinvolte nel dolore.

  3. falandre dice

    L’articolo 23 della IV Convenzione di Ginevra e’ chiaro e preciso: “E’ proibito impiegare veleni o armi venefiche per uccidere slealmente individui appartenenti al paese o all’esercito nemico o utilizzare armi, proiettili e materiale studiato per causare sofferenze non necessarie”. Il Protocollo di Ginevra del 1925 proibisce esplicitamente “gas velenosi o asfissianti, e tutti i liquidi analoghi, materiali e dispositivi”.
    La radioattivit� prodotta dall’uranio impoverito in battaglia e’ un materiale velenoso, carcinogenico, che causa difetti genetici, malattie polmonari e renali, leucemia, cancro al seno, linfoma, tumori ossei e disabilit� neurologiche.

    L’uranio impoverito e’ molto pi� denso del piombo e permette alle armi USA di penetrare l’acciaio, un vantaggio enorme nella guerra moderna. Ma, secondo le Convenzioni di Ginevra, “i mezzi per causare ferite al nemico non sono illimitati”. Quando le munizioni all’uranio impoverito esplodono, l’aria viene inondata di polvere fine e radioattiva che, trasportata dal vento, viene facilmente inalata e si deposita poi nel suolo, inquina le falde acquifere ed entra nella catena alimentare. I rivestimenti inesplosi si ossidano gradualmente, rilasciando pi� uranio nell’ambiente. Coloro che maneggiano l’uranio impoverito devono indossare maschere speciali e abbigliamento protettivo – precauzione che, ovviamente, i militari ed i civili iracheni non hanno alcuna possibilit� di adoperare.

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