Si riapre, ma il dramma resta

Genocidio in Birmania

Pezzo di cervello di un ragazzo birmano ucciso dalle milizie
Fonte: http://burmamyanmargenocide.blogspot.com/

La foto qui sopra mostra un pezzo di cervello di un ragazzo birmano ucciso dai soldati in Birmania durante il genocidio di questi giorni. Perché altro che 8/10 morti. C’è in corso un genocidio. E Cina, India e Russia stanno dalla parte delle milizie.

La fonte sopra citata, Burma-Myanmar Genocide, è un blog nato appositamente per riportare continuamente novità e aggiornamenti della drammatica situazione. In italiano potete seguire, tra gli altri, l’ottimo lavoro di aggiornamento di Dario Salvelli. Su Web e Conoscenza trovate badge e quant’altro. Su BlogBabel trovate una bella lista di altri blog che parlano della situazione (sperando non servisse un genocidio per capire la vera utilità di BlogBabel).

Si riapre da cosa?

Alcune precisazioni sulla temporanea chiusura di questo blog. Intanto vi invito a leggere post e commenti sul Michelangeblog. Fatto? Ok.

A D4rKr0W l’ho spiegato in uno scambio di email. Giustamente lui mi ha fatto notare che quanto meno c’è stato, da parte mia, un difetto di comunicazione. Provo (senza replicare l’intero contenuto delle email che non è il momento di far trionfare la noia) a spiegare meglio questa pagina, allora.

Signore e signori, nessun silenzio su quanto accade in Birmania. Tutt’altro. Respingo con forza le critiche di chi mi dice che chiudendo il blog invece di fare informazione faccio come il governo birmano che limita l’informazione. Sapete perché? Perché quella pagina non era lì come homepage. Era lì come unica pagina dell’intero blog. E così, chi cercava la foto di Liz Solari ha dovuto, almeno per trenta secondi, riflettere sul genocidio. Chi cercava informazioni sull’olio di colza al posto del gasolio pure (tra l’altro, è pure una bufala…). E così chi cercava (certo meno futili) informazioni sul formicolio. E avanti avanti avanti. Ogni fottuta pagina di questo blog mandava qui. Se poi questo è tacere…

Resta il fatto che un semplice post (come questo che state leggendo ora) non avrebbe avuto neanche minimamente la stessa visibilità e quindi possibilità di far riflettere – se non addirittura ricordare – sul problema Birmania.

E non crediate sia facile dare disturbo ai propri lettori, negandogli l’accesso a qualsiasi altra informazione presente. È anzi molto difficile. Spero che i lettori che hanno trovato la pagina in questione anziché l’argomento da loro cercato non se la siano presa troppo. In fondo, il loro disagio è stato certo minore di quello che subisce il popolo birmano.