Dall’ICE 2012 al Be Wizard!

Sono appena rientrato da Londra dove si è tenuto l’ICE Totally Gaming 2012, il principale evento “b2b” del mondo gaming (sia online sia offline).

Oltre che per motivi strettamente collegati al mio lavoro, ho approfittato di questi tre giorni per capire ancora di più il settore nel quale opero (può sembrare banale, ma non si finisce davvero mai di imparare), soprattutto in vista del mio intervento al Be Wizard! che si terrà a Rimini il 16 e 17 marzo 2012.

Il nesso tra una fiera come l’ICE ed un evento come il Be Wizard! potrebbe non essere ovvio. Ma se come me appartenete a quei pochi che sono convinti che in fondo l’SEO (*) sia una cosa molto facile, posto che si conosca il settore in cui si opera, ecco che il nesso diventa praticamente ovvio.

Se da bravi SEO sapete fare 2+2, avete già capito a grandi linee che tipo di intervento terrò.

Per la cronaca, il titolo del mio intervento è stato aggiornato: non è più presente il riferimento al black hat. Un giorno capirete meglio il perché di questa scelta :)

 

(*) ho usato l’articolo maschile per SEO. Perché? Banalmente, perché pronuncio SEO all’inglese, “es-si-o“, anziché all’italiana “seo” (come in porseo).

 

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Linkexaminer

Qualche giorno fa è stato pubblicato un interessante post su Seomoz che fa un confronto tra Xenu Sleuth e Screaming Frog, due software per la scansione dei siti web che permettono non solo di identificare eventuali link rotti, ma che danno anche molte altre utili informazioni.

Personalmente uso da sempre Xenu e ne sono sempre stato soddisfatto, nonostante sia costretto a farlo girare in emulazione con Wine su Ubuntu (e non venitemi a dire di passare a Windows, perché piuttosto butto tutto e vado a zappare la terra).

Ultimamente però ho iniziato a riscontrare piccoli problemi con Xenu (talmente piccoli che potrei chiamarli fastidi, più che problemi), il quale per esempio mi segnala su alcuni siti degli errori 404 che in realtà non ci sono…

Per questo banale motivo, ho iniziato a guardarmi attorno per cercare eventuali alternative. Pur avendo provato diversi software, però, non sono mai riuscito a trovare una alternativa migliore di Xenu. Almeno, finché non ho letto il post su Seomoz di cui sopra. Anzi, più che il post, sono stati i commenti a suggerire diversi tool interessanti, anche perché Screaming Frog sul mio laptop non parte nemmeno, nonostante dovrebbe essere portabilissimo, appoggiandosi alla java virtual machine…

Poco male, perché come detto i commenti hanno suggerito diversi tool interessanti. Li ho provati tutti, e quando ho provato LinkExaminer ho capito velocemente che la ricerca era completata.

LinkExaminer, infatti, offre tutto quello che offre Xenu, più altre utili informazioni. E, come Xenu ed a differenza di Screaming Frog, è gratis, il che non guasta mai.

Non voglio fare una recensione del software, perché è sufficiente scaricarlo e provarlo 5 minuti per capire cosa offre. Ci tenevo però a far sapere ai miei amici/colleghi (insomma, quelle 4 persone che mi leggono, alla fine della fiera) che oltre a Xenu ed all’ormai famoso Screaming Frog (potenza di Seomoz :P ) esistono altre alternative che non è sempre facile trovare :)

Per finire, un riepilogo dei tool per la scansione dei siti che può valer la pena provare:

Ironia della sorte, sono tutti per Windows. Ma LinkChecker (per Linux) non mi soddisfa un granché, ed Integrity è per Mac, sistema che volutamente ignoro da sempre e per sempre.

 

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SEO Swing

A febbraio tornerò in Italia per partecipare al Corso SEO Swing organizzato da Yoyoformazione. Per la precisione, il corso si svolgerà a Lonigo il 17, 18 e 19 febbraio; docenti saranno Enrico Altavilla e Piersante Paneghel (SearchBrain).

Sarà per me soprattutto un’occasione per rivedere un po’ di SEOamici (in attesa di organizzare una SEO Birra all’estero… ;) ). Ed è anche un’occasione per scrivere un post su questo blog a più di un anno di distanza dall’ultimo.

Ma tanto lo sapevate già che non mi piace “bloggare”…

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La velocità del sito

La dichiarazione di Matt Cutts per la quale la velocità di un sito potrebbe presto diventare uno dei (tanti) fattori valutati per decidere il ranking sta creando parecchia discussione nella comunità SEO. In sintesi, il messaggio di Matt Cutts è: un sito molto veloce potrebbe ottenere un vantaggio in termini di posizionamento su Google, mentre un sito terribilmente lento potrebbe essere leggermente penalizzato.

Prima considerazione: mi sembra giusto. Da utente di un motore di ricerca, mi disturba un po’ cliccare su uno dei risultati di una ricerca e dover attendere per l’apertura del sito. Non a caso, a volte apro direttamente tre/quattro tab con i vari risultati e poi leggo quel sito che si apre per primo. Dato che Google non può non aver interesse ad offrire la miglior esperienza d’uso ai propri utenti, mi sembra di conseguenza giusto iniziare a valutare il parametro velocità.

Seconda considerazione: non capisco perché ci si agiti tanto su questo annuncio :) In fondo, ottimizzare la velocità di un sito è cosa che i SEO hanno sempre fatto (o almeno, provato), soprattutto per i siti di grandi dimensioni. Infatti, se è vero che in un prossimo futuro la velocità diventerà un fattore per determinare il ranking, è anche vero che già ora (e non da oggi) un sito veloce ha il vantaggio di non far sprecare risorse agli spider. Ad oggi, insomma, la velocità ha già un impatto, anche se è relativo al crawling del sito piuttosto che al ranking vero e proprio.

Già cinque anni fa, per dire, usavo Web Page Analyzer per scoprire velocemente cosa richiedesse una ottimizzazione delle pagine per migliorare la velocità. Oggi ci sono diversi strumenti per fare le verifiche del caso, ad esempio Page Speed, rilasciato da Google, e YSlow, rilasciato da Yahoo!. Entrambi sono extension di Firefox che richiedono Firebug.

Come potrete capire usando questi tool, l’importanza della velocità sta sia nei tempi di risposta del webserver sia negli elementi stessi della pagina. Quindi, va ottimizzato tutto: il webserver, le immagini, il codice javascript, e così via.

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Nuove linee guida per i Google Local Business Listing

Una delle cose che rendono più affascinante al momento studiare il local SEO è che i cambiamenti sono repentini. Per dire, non ho fatto in tempo a pubblicare la mia guida sul posizionamento nelle Google Maps che sono cambiate le linee guida, con alcune modifiche di particolare interesse. Per fortuna non sono stato tanto ingenuo da ritenere quella guida una versione definitiva; appena avrò tempo, inizierò ad ampliarla/migliorarla/aggiornarla.

Su Blumenthals (per inciso, uno dei migliori blog sul local search) è stata pubblicata una tabella comparativa tra vecchie e nuove guidelines.

La modifica più grossa è probabilmente quella legata al nome dell’attività inserita su Google Maps. Se infatti prima le linee guida chiedevano di usare il nome usato nel mondo offline (e quindi, in pratica, veniva semplicemente detto di non fare keyword stuffing nel nome), ora è richiesto che venga usato esattamente il nome legale dell’azienda.

Insomma, per fare un esempio concreto, una eventuale scheda locale della “Chicco” non dovrebbe usare quel nome ma “Artsana S.p.a.”. Questo esempio dovrebbe spiegare bene perché sono nate parecchie discussioni (giustamente polemiche, a mio giudizio) su questa specifica modifica.

Pur capendo l’obiettivo di questa novità, ovvero ridurre lo spam, non credo che con questa mossa Google possa migliorare l’esperienza dei propri utenti. Pensate ad esempio ad una ricerca per un hotel in una qualche città. Dubito che la ragione sociale di ognuno degli hotel sia corrispondente al nome con il quale l’hotel è conosciuto. Di conseguenza, i risultati risulterebbero di difficile comprensione. Di più, per quelle SERP che seguo nel settore, sono rarissimi i casi in cui il nome legale dell’azienda sarebbero di una qualche utilità all’utente che si ritrovasse davanti a quella SERP.

Se l’intenzione è quella di ridurre lo spam nei nomi delle aziende, è sufficiente togliere (tutto?) il peso dato a quel singolo fattore.

[UPDATE] Mattia nei commenti fa notare che il punto contestato delle linee guida è stato ripristinato alla versione precedente da Google LBL. Tutto è bene quel che finisce bene :)

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Trovare nuovi amici su Facebook

Spesso mi capita di sentirmi porre questa domanda: “ma come fai ad avere tanti amici su Facebook?” (in realtà, al posto del termine “amici” il più usato è “gnocca”, nda). Premesso che la lista di amici andrebbe vista al netto di fake e utenti inattivi, e a quel punto sono sicuro che la domanda mi verrebbe posta con minor frequenza, ho deciso di scrivere questo post per dare risposta a tutti (soprattutto a quelli che non me l’hanno – ancora? – chiesto).

Se cercate in giro informazioni su come trovare nuovi amici su Facebook, vedrete che i consigli sono sempre questi:

  • cercare tra gli amici degli amici
  • iscriversi a gruppi e fan page per trovare persone con interessi in comune
  • seguire i suggerimenti di Facebook stesso

Nessuno dei tre metodi però mi attira particolarmente, perché:

  • nel primo caso, non è affatto detto che trovi qualcuno, e anche se succede, dopo aver sfogliato pagine e pagine di amici, potrei al massimo inviare una richiesta di amicizia ad una persona ancora totalmente sconosciuta
  • nel secondo caso, il fatto di condividere un interesse non significa certo trovare l’anima gemella
  • i suggerimenti danno ogni tanto indicazioni utili, ma se avete guardato nel tempo i suggerimenti avrete visto che “ci prendono” solo in pochi casi, soprattutto quando le vostre amicizie su Facebook sono variegate

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Google & You

Scrivo questo post con un piccolo senso di colpa, perché era il 1 settembre che avevo detto a Filippo “Leggo e ti faccio sapere”. Ancora oggi, non ho finito! Ok, premesso questo, vediamo di che sto parlando :)

Quel giorno, infatti, Filippo Ronco (fondatore di Tigullio vino, Vinix e Vinoclic – e forse pure altro, ma già questi tre siti sono sufficienti per mettergli una medaglia al petto) ha annunciato (su Vinix, ovviamente) il suo libro sul posizionamento sui motori di ricerca intitolato “Google & You“. Filippo ha una notevole esperienza sul web (i siti citati prima sono sufficienti), e come si può ben capire, per chi non lo conoscesse, è molto attivo nel mondo dell’enogastronomia. Questo libro, che lui definisce più simile ad un manualino, può essere di enorme aiuto per tutti coloro che hanno un sito web e vogliono migliorare il posizionamento sui motori (Google in testa, visto che Google è di gran lunga il più usato motore di ricerca in Italia).

Filippo non è un SEO (ed infatti se un SEO decide di leggere questo libro trova sicuramente qualche dettaglio migliorabile: ad esempio, io avrei dato meno enfasi al Pagerank). Ma il risultato del suo lavoro è ottimo, forse anche proprio per non essere stato scritto da un SEO. Infatti, non è rivolto a chi lavora con i motori di ricerca, ma contiene una miridade di informazioni utili ad uso e consumo dei proprietari di siti web. Anche per il background di Filippo, questo sito è un must read per tutti coloro che hanno un sito web nel settore enogastronomico (un blog, il sito di una cantina vinicola, un produttore d’olio extravergine, etc).

A dimostrazione che il libro, lungo circa 120 pagine, è pieno di informazioni (a tal punto da richiedere un po’ di tempo per metabolizzarne i concetti) c’è il fatto che io stesso, come detto ad apertura di post, non sono riuscito ancora a finirlo (diciamo che ne ho letti 2/3). Ma conoscendo i miei ritmi di lettura, avrei rischiato di scrivere questo post tra due anni :)

Il libro è su Lulu e può essere acquistato in versione cartacea oppure scaricato gratuitamente (chiaro che una donazione è sempre ben accetta, come segno di ringraziamento. Se pensate che può farvi risparmiare un sacco di soldi per una consulenza SEO… ;) ).

Se avete un sito web dovreste quindi leggere Google & You (ammetto due eccezioni: chi fa SEO – ammesso lo faccia bene – e chi ha un sito inutile).

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Tutti hanno bisogno di un SEO

La discussione nata nel post Maledetti SEO sul blog di Html.it, che prende spunto dal rant di Derek Powazek (che personalmente potrei capire soltanto qualora un SEO lo abbia stuprato dopo averlo drogato), riporta a galla i soliti dibattiti sulla figura del SEO.

Per inciso: in un mondo perfetto, Derek Powazek potrebbe pure avere parzialmente ragione. Ma leggete i giornali, guardate fuori dalla finestra, etc… e poi ditemi se questo vi sembra un mondo perfetto ;) In ogni caso, Danny Sullivan ha prontamente scritto una risposta al post di cui sopra, in cui spiega con esempi concreti perché il SEO è una figura utile. Se riuscite, leggetelo.

Ora, io non so se certe opinioni derivano dai vecchi tempi in cui si faceva keyword stuffing nei meta tag (nel caso, mi sento innocente: all’epoca al massimo facevo il sistemista…) per posizionare i siti sui motori di ricerca (erano i tempi di Altavista, per intenderci…). Certo è che la reputazione della categoria professionale è troppo spesso scadente. Chiaramente ci sono casi (quantitativamente parlando: troppi, per i miei gusti) che influiscono sulla pessima reputazione, ma quella gentaglia lì chiamiamola spammer, non SEO. Eccheccazzo!

Ci sono molti commenti interessanti in un vecchio post in cui chiedevo ai miei 25 lettori chi fosse, nella loro opinione, il SEO. Vi invito a leggerli tutti, perché danno una panoramica completa della situazione, che a due anni di distanza non è cambiata molto. E così, anche oggi c’è chi crede che fare SEO sia smanacciare con meta tag ed altre cazzate simili, e chi invece, allora come oggi, sa che fare SEO è molto più.

Ma veniamo al titolo di questo post: tutti hanno bisogno di un SEO.

Innanzitutto, è proprio così? Mah, in realtà no: possiamo escludere chi – con una approssimativa definizione – ha un sito web senza alcuna funzione sociale e/o economica. Chi invece ha un sito web con un qualche scopo, ha bisogno di un SEO. E per assurdo che possa sembrare, invece, può tranquillamente aver bisogno di un SEO persino chi un sito non ce l’ha!

Fondamentalmente tutti hanno bisogno di un SEO perché dai motori di ricerca passa un’enorme mole di traffico. Ma non è traffico qualsiasi, è traffico qualificato, generato da persone che hanno un bisogno e stanno cercando attivamente di soddisfarlo. Essere posizionati sui motori di ricerca significa poter essere il sito che soddisferà quel bisogno. Se a voi sembra poco…

Casomai il punto è su quanto bisogno ci sia di un SEO. Ci può essere il caso in cui il SEO sia chiamato a formare le persone incaricate di gestire il sito (nei suoi vari aspetti: l’ottimizzazione dell’applicazione, l’ottimizzazione dei testi, etc), e ci può essere il caso in il SEO debba fare tutta l’attività. E – ça va sans dire – oltre a queste due possibilità, c’è un’infinità di altre necessità che il SEO può soddisfare. L’unica cosa sicura è che, se avete un sito web, avete bisogno di SEO. Ed intendo SEO, non spammer.

Ha bisogno di un SEO (ma ovviamente non lo sa) persino il blogger che pastrocchia con le categorie, i tag e che, ad un certo punto, decide pure di cambiare l’indirizzo del feed senza preoccuparsi di fare quel redirect che gli consentirebbe di non perdere tutti i lettori che aveva fidelizzato nel tempo (e non credete che stia parlando puramente in astratto: il mio feed reader è tutt’ora pieno di feed non più aggiornati, solo perché l’url è cambiato… il blog va avanti, ma io lettore non lo so. Come ovvia conseguenza, non seguo più – per errore del blogger – quel blog!).

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Search Marketing Arena

Capisco che oggi tutti stiano parlando di Google Wave, ma un po’ perché senza invito un po’ perché in fondo mi occupo di search marketing, un’altra novità mi ha interessato di più. Ho appreso infatti da Simone Carletti aka weppos della nascita di Search Marketing Arena, progetto nato in collaborazione con Simone Rinzivilli aka rinzi.

In cosa consiste brevemente Search Marketing Arena lo spiega bene proprio Rinzi:

Search Marketing Arena è una novità assoluta tra le community dedicate al Searh Marketing. Una piattaforma che scardina i vecchi concetti di forum, wiki e blog, per prenderne il meglio ed unirlo in un unico luogo di discussione e collaborazione.

Avvertenza: trattasi di progetto internazionale, quindi la lingua usata è l’inglese ;)

Ovviamente mi sono prontamente iscritto (questa è la mia pagina). L’idea mi sembra notevole e spero veramente che prenda piede.

In bocca al lupo ai creatori!

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Alcune modifiche a questo blog

Come qualcuno avrà notato, c’è qualche cambiamento in atto su questo blog.

Per esempio, ora è presente una pagina contenente i miei contatti. So che sembra strano, ma finora non c’era. E non per dimenticanza, intendiamoci. Ma perché finora non avevo motivo per farmi contattare tramite questo sito. C’era un link al mio profilo su Facebook, c’era un link al mio profilo su Linkedin, ed altre informazioni – per i più smaliziati – si potevano semplicemente reperire tramite il whois. Ma se non c’era un contatto esplicito qui era per scelta. Così come è per scelta che ora invece sono presenti anche ulteriori informazioni (qualcuno li guarda i footer, vero?).

Altro cambiamento è relativo al tema usato: sono passato a simpleX. Perché? Fondamentalmente, perché avevo voglia di cambiare. Ci sono ovviamente anche dettagli minori che mi hanno spinto a cambiare tema e a scegliere questo, ma niente di che.

Già che c’ero, ho voluto provare a vedere cosa potevo fare per rendere il blog più facilmente leggibile tramite dispositivo mobile. Non che questo blog riceva molte visite da mobile, per carità. Ma volevo provare, e questo mi sembra il posto migliore dove fare alcuni test. Così, se ora ti colleghi con cellulare/smartphone/palmare, dovresti (condizionale d’obbligo, tra poco si capirà il perché) vedere una versione molto più leggera.
WordPress Mobile Edition: questo è il nome del plugin (+ relativo theme) che sto usando per facilitare la navigazione via mobile. Il meccanismo è abbastanza semplice: il plugin verifica lo user agent del browser, e se rientra nella lista (modificabile) degli user agent usati dai dispositivi mobili, visualizza la versione light. Non ho ancora guardato a fondo il plugin (anzi, quasi per niente), ma sono fiducioso che sia possibile aggiungere un link alla versione mobile. Nel frattempo, se siete curiosi di vedere come si vede questo blog in versione mobile, potete cambiare lo user agent del vostro browser (hint: user agent switcher). Oppure, ovviamente, visitare Stefanogorgoni.com con il vostro dispositivo mobile :P ).

Altre modifiche ovviamente seguiranno, ma è chiaro che non significa necessariamente che le segnalerò. In realtà, volevo solo una scusa per parlare del wordpress mobile plugin, oltre che segnalare a chi mi legge via feed senza mai visitare il sito che qualche cambiamento sta avvenendo. Quello che però forse più interesserà i miei 25 lettori è che forse – ripeto: forse – scriverò da queste parti con maggior frequenza.

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