Don’t gamble with your SEO

Super summit 2013

Don’t gamble with your SEO è il titolo del mio intervento al Social Media, SEO & Web Marketing SuperSummit! 2013 in programma il 27 novembre alle ore 17 15.

Non lasciarti fuorviare dal titolo dell’intervento però: non sarà un intervento sul SEO nel gambling, come quello fatto al Be-Wizard 2012.

Però, considerato che dall’inizio del 2010 lavoro principalmente nel settore del gambling (o igaming), mi sarà inevitabile basare buona parte del mio intervento su quanto ho potuto fare e vedere in questo settore.

Ma l’intervento sarà (o almeno, queste sono le buone intenzioni, poi vedremo… 🙂 ) più sul come fare SEO correttamente. Qualsiasi cosa voglia dire.

 

Perché sono passato a Studiopress

Prose

Come qualcuno si sarà accorto, da qualche tempo questo blog WordPress usa un nuovo tema: Prose. Prose è uno dei tanti temi (tutti premium) offerti da StudioPress e basati sul loro framework, Genesis.

Per la cronaca, conoscevo StudioPress da sempre, dato che la sua data di nascita risale, a memoria, tra il 2008 ed il 2009, creato da Brian Clark, che leggevo avidamente su Copyblogger nel 2007… Quindi più che chiedermi perché sono passato ad uno dei temi StudioPress, la domanda giusta sarebbe perché ho aspettato tanto per farlo. La risposta breve è: non lo so. Non è comunque importante.

Più importante è sapere perché ho fatto questa scelta ora (o almeno, ho la presunzione di pensarlo).

Per farlo, bisogna ovviamente immedesimarsi nella situazione in cui mi trovavo alcune settimane fa, ovvero:

  • ho una serie di siti basati su WordPress (circa 20);
  • ho una serie di idee/progetti da creare, anche questi da sviluppare WordPress (e non solo perché è un sistema che conosco bene, usandolo dalla versione 1.2… ma anche per la natura dei progetti in sé);
  • ho scarse conoscenze di programmazione (non ho ovviamente problemi a mettere mano ad un tema, ma sicuramente avrei problemi a scrivere un mio plugin, per esempio).

Da questi tre punti, derivano ovviamente due necessità:

  • avere qualcosa che mi permetta di personalizzare velocemente l’aspetto di un sito in WordPress;
  • poter dare un’impronta a ciascuno di questi siti differente dagli altri (anche se per esempio il mio blog sito personale in inglese ha lo stesso identico layout di questo).

Fatte queste considerazioni, ho iniziato a cercare una soluzione a questi problemi; e possibilmente una soluzione che non mi svenasse. Non è qui ed ora che voglio criticare il pricing dei Saas ma è chiaro che un pagamento singolo che mi desse accesso “eterno” ad aggiornamenti e quant’altro è spesso una scelta più conveniente.

Nel momento in cui mi sono accorto dell’esistenza dello StudioPress Pro Plus All-Theme Package ecco che ho capito subito di aver trovato la soluzione migliore. Per 350$ (circa 270€), infatti, ho potuto acquistare il pacchetto completo di temi fatti da Studiopress (sono esclusi i Community Themes, quelli creati dalla community usando Genesis), con un accesso illimitato nel tempo (niente rinnovi da fare in futuro!) agli aggiornamenti dei tanti temi già oggi presenti più gli eventuali temi futuri che verranno rilasciati dal team di StudioPress).

I temi sono belli e ricchi di funzionalità. Non starò qui a dilungarmi elencando le features che sono già riportate (con parole migliori) sul sito ufficiale. Quello che però posso tranquillamente affermare è che mi sto trovando molto bene e sto iniziando ad usarli per molti dei miei 20 WordPress installati (l’ultimo in ordine di tempo è stato Di Vino & Cibo).

Sono allo stesso tempo in attesa di avere una scusa per usare AgentPress, tema per siti di agenzie immobiliari. Perché non ho molto il polso della situazione in Italia, ma qui a Malta è davvero difficile trovare una real estate agency con un sito ben fatto.

La vita dopo Google Reader

E così, a sorpresa, in attesa di una fumata bianca, il 13 marzo Google ha annunciato la chiusura di Google Reader (eutanasia prevista il 1 luglio).

Per chi come me usava Google Reader da anni (più di 6 nel mio caso), è stato un discreto shock. Certo, fondamentalmente lo uso come gadget all’interno della iGoogle, ma siccome anche questa verrà eliminata, il doloroso annuncio non mi ha gettato nello sconforto totale 🙂

Si parla di tante alternative a Google Reader, ovviamente. Ci sono diverse opzioni sul tavolo, e mi aspetto che nuove alternative nascano da qui a fine giugno.

Detto questo, mi piace prendere le cose con filosofia, e quindi sto guardando alla chiusura di Google Reader come ad una scusa: una scusa per fare pulizia tra i feed. Mi sono infatti reso conto di avere tantissimi feed che non mi interessano più, o che non funzionano più.

Intanto però, si fa un bel backup, ok? Quindi intanto usare Google Takeout!

Poi devo anche pormi il problema di come non perdere quei 150 subscriber che seguono questo blog tramite GReader. Il modo migliore dovrebbe essere quello di passare all’email (anche perché la frequenza con la quale scrivo qui non può davvero annoiare nessuno!). Però, sarebbe bello anche avere pareri direttamente dagli interessati… 😉

Il link building è black hat

Siccome lavoro nel settore del gambling, qualcuno potrebbe pensare che questo post sia relativo al link building in questo settore e basta.

 NO! Sto parlando del link building fatto in qualsiasi settore. L’unico “limite” che metto a questa attività, per considerarla black hat, è che sia fatta da un SEO. Quindi, potrei riformulare il titolo di questo post in questo modo:

Il link building fatto da un SEO è black hat!

Riesco già ad immaginare molti SEO storcere il naso, pronti ad elencare tutta una serie di strategie di link building che non sono affatto SEO. Se avete voglia di seguire il mio ragionamento, keep calm e continuate a leggere.

Il mio ragionamento, infatti, non guarda tanto ai vari modi (alcuni validissimi, altri discutibili, altri ancora ripugnanti) per acquisire link, ma guarda all’evoluzione del marketing online, inclusa l’arte del posizionamento sui motori di ricerca.

Io che di SEO ne faccio parecchio e (ormai) da parecchio tempo, credo fortemente che:

In un mondo perfetto, non ci sarebbe bisogno dei SEO.

Siccome non siamo in un mondo perfetto, la figura del SEO è più che importante: è essenziale. Infatti, tutti hanno bisogno di un SEO perché troppo spesso:

  • chi sviluppa il sito web non sa come farlo ottimizzato per i motori di ricerca;
  • chi scrive i contenuti non sa scriverli in maniera ottimizzata per i motori di ricerca;
  • chi scrive i contenuti non sa scriverli in maniera tale da riuscire a generare sufficiente interesse ed apprezzamento da attirare link spontanei;
  • chi si occupa di social media non ne ha proprio un’idea di tutti gli aspetti tecnici della faccenda;
  • chi si occupa di marketing troppo spesso si affida a Google Pagerank e ad Alexa Rank (sigh!) per determinare l’importanza di un sito;
  • chi si occupa di web analytics quasi sempre non è nemmeno una figura contemplata!
  • chi si occupa di conversion rate… chi? eh? lasciamo perdere…

Il SEO (quello bravo, ovviamente, non il truffatore da 99€ per il posizionamento su 1000 motori di ricerca) sa fare tutte queste cose, e quindi le fa (ammesso e non concesso che il tempo a disposizione permetta di lavorare per dieci). Le fa, ma non dovrebbe! Dovrebbero essere altri a fare tutte queste attività. Queste, e molte altre.

E tra le “molte altre” rientra ovviamente l’attività di link building.

Il problema è che, se tale attività viene fatta da un SEO, viene fatta con l’unico obiettivo di ingannare gli algoritmi dei motori di ricerca. E questo è inevitabile, perché un SEO pensa sempre ai motori di ricerca (attenzione, ho detto “sempre”, non “solo”).

Il link building dovrebbe essere fatto quasi inconsciamente da copywriter, PR, social media  manager, etc. Solo così, non essendo fatto con l’obiettivo di aumentare il ranking sui motori di ricerca, sarebbe white hat.

Google fino ad oggi ha esplicitamente condannato come contro le linee guida soltanto i link scambiati e quelli acquistati (splog e commenti spam non li considero nemmeno, mi pare ovvio).

Google oggi incentiva l’acquisizione di backlink tramite la creazione di contenuti interessanti. Ma anche i sassi sanno che creare contenuti di qualità non garantisce nulla in termini di link building e quindi in termini di ranking (anche se quando si tratta di parole chiave non competitive non c’è bisogno di molti backlink per avere un buon ranking).

Di conseguenza, serve molto più che la sola creazione del contenuto. Ma in assenza di figure (di qualità) che si occupino di marketing a 360°, toccherà al SEO promuovere quei contenuti.

Oggi può ancora andar bene così, ma domani?

Breve vademecum su Malta

Si avvicina la SEO Birra a Malta, e credo possa essere d’aiuto un piccolo elenco di informazioni e consigli per coloro che si apprestano a passare qualche giorno su quest’isola.

Ovviamente, le informazioni che troverete in questo articolo non saranno valide solo per quella dozzina di persone che verranno qui il 9 giugno, ma tendenzialmente per tutti. Certo, non posso garantire sull’eterna validità delle informazioni qui presenti. Magari un giorno Malta uscirà dall’euro, o si inzierà a guidare a destra… 😉

E allora parto proprio da alcune informazioni estremamente generali (ma non per questo meno importanti).

Valuta

A Malta si usa l’euro. È possibile che troviate riferimenti alla lira maltese (LM) quando si parla di prezzi, ma sempre e solo in affiancamento all’euro. LM serve solo per aiutare i vecchietti dell’isola che ancora non hanno capito il cambio con l’euro.

Guida

A Malta si guida a sinistra. Tenetelo presente, sia se decidete di noleggiare un’auto, sia semplicemente se dovete attraversare la strada (su questo punto, c’è comunque da dire che, a differenza dell’Italia, qui si tende a rispettare il pedone. Non sarà quindi difficile vedere auto fermarsi quando qualcuno prova solo avvicinarsi alle strisce pedonali).

Lingua

Malta ha due lingue ufficiali: il maltese e l’inglese. Il maltese è una lingua praticamente impossibile da capire, quindi tralasciamo. L’inglese è parlato da tutti, e non è raro trovare due maltesi parlare tra di loro in inglese anziché in maltese.

Fermo restando che parlare un po’ di inglese dovrebbe essere requisito essenziale per tutti, niente panico. In un paese dove persino il titolo del film The Hangover viene tradotto (sigh!), è normale che in pochi siano in grado di mettere anche solo quattro parole in croce. Malta si rivela una destinazione turistica interessante anche perché molti parlano decentemente anche l’italiano (non tutti, però. E per evitare di fare la solita figura da turisti italiani, sarebbe bello se prima di attaccare discorso in italiano, chiedeste almeno gentilmente “eschius mi, du iu spic italian?” 😉 ).

Come arrivare

Se partite dalla Sicilia (meglio, dalla parte meridionale della Sicilia), probabilmente la soluzione migliore è quella di usare un traghetto. Se partite da qualsiasi altra parte d’Italia, sappiate che è pieno di voli, soprattutto nel periodo estivo, verso l’aeroporto di Malta. Ryanair e Easyjet sono le due compagnie low cost, ma potete volare a Malta anche con Alitalia e Airmalta (e probabilmente anche con altre compagnie aeree).

Trasporti

Quando arrivate all’aeroporto di Malta, potete prendere un taxi per qualsiasi destinazione (o noleggiare l’auto). Se prendete il taxi, pagherete in anticipo (c’è un piccolo gazebo ad una delle uscite dell’aeroporto), così non ci sarà rischio che il tassista vi spari tariffe a sorpresa. Se andate nella zona Sliema / St. Julians, il costo è di circa 20€.

A prezzi praticamente uguali, potete anche viaggiare su un mezzo spesso migliore di quello che potrebbe capitarvi prendendo uno dei taxi di servizio, affidandovi ad un taxi privato come Upfront (che personalmente ho usato con soddisfazione innumerevoli volte) o Katcabz.

Durante la vostra permanenza, l’esigenza di spostarsi con un mezzo è quanto di più soggettivo possa esserci. Per dire, se alloggiate in zona centrale (come le sopra citate Sliema e St. Julians) e avete pochi giorni di vacanza, probabilmente vi allontanerete dalla zona non più di una volta (magari per andare a vedere Mdina). Se è questo il vostro caso, usare uno dei servizi sopra citati può essere davvero la scelta migliore. Ovviamente, potete anche l’autobus. Soprattutto se non avete fretta (e chi ha orecchie per intendere intenda…).

Se decidete di noleggiare un auto, tenete a mente due cose importanti:

  • la guida a sinistra (fare un frontale non è mai simpatico);
  • le buche nelle strade (lo stato delle strade maltesi è a volte talmente disastrato che vi può davvero venire il dubbio di non essere finiti in qualche paese del terzo mondo).

Dove alloggiare

Dove alloggiare? Dipende! Sappiate comunque che ci sono molti hotel ma anche moltissimi appartamenti vacanze. Cercate affitti short let su uno dei tanti siti immobiliari, per esempio, e troverete davvero alloggi per tutti i gusti (e tasche). Cercate su Google “malta rent short let” e vedrete.

Dove mangiare

Potete andare da McDonald’s o da una delle tante trappole per turisti (si riconoscono da mille miglia, come sempre). Oppure, potete mangiare in uno degli innumerevoli ristoranti presenti sull’isola. Inutile (e presuntuoso) dare indicazioni. Sappiate che di posti ce ne sono tanti, e di tutti i tipi. Se poi non sapete riconoscere al volo un buon posto da una trappola, beh… avete un grosso problema.

Divertimento

Altro tema profondamente soggettivo è il divertimento, e quindi anche qui dare suggerimenti sarebbe entrare in un campo minato. Però voglio spendere due righe su Paceville.

Paceville è un quartiere di St. Julians’s abbastanza caratteristico. Dalla sera fino all’alba, questa piccola zona (sono davvero tre strade in croce) diventa qualcosa di molto simile ad uno dei peggiori gironi infernali. Discoteche una accanto all’altra, ma anche una sopra all’altra, che fanno a gara a chi ce l’ha più grosso (l’amplificatore). In realtà, discoteche è un termine non sempre corretto: ci sono molti posti che potrebbero essere chiamati più correttamente bar, e ci sono poi i gentlemen’s club (strip club, per essere più chiari).

L’area di Paceville è popolata da migliaia di gggiovani (età media 18-25 anni) che bevono fino al coma etilico. E lo fanno a prezzi popolari. Per dire, un tray (vassoio) di shot di vodka redbull (12/15 shot a tray) costano mediamente 10€. Meno di un caffé.

Se siete animali notturni con un fegato indistruttibile, Paceville potrebbe essere il vostro luogo ideale.

Attenzione: Malta è uno dei paesi al mondo più sicuri (per dire, è assolutamente normale per una ragazza ubriaca tornare a casa a piedi da sola in piena notte senza che succeda assolutamente nulla). Però quando siete a Paceville fate attenzione, non solo a non farvi sfilare l’iPhone dalla tasca, ma anche a stare a debita distanza da chi, carico di alcol e cocaina, non vede l’ora di scatenare una rissa. E non fate nemmeno i fenomeni con i buttafuori: si fanno pochi scrupoli a spezzarvi le dita e giocarci a shangai 😉

 I ♥ Malta

Personalmente, adoro vivere a Malta, pur con tutti i suoi difetti (chi non ne ha?). Spero che, se verrete a passare qualche giorno qui, piacerà anche a voi (e che magari qualcuna delle informazioni che ho scritto possa tornarvi utile).

Dall’ICE 2012 al Be Wizard!

Sono appena rientrato da Londra dove si è tenuto l’ICE Totally Gaming 2012, il principale evento “b2b” del mondo gaming (sia online sia offline).

Oltre che per motivi strettamente collegati al mio lavoro, ho approfittato di questi tre giorni per capire ancora di più il settore nel quale opero (può sembrare banale, ma non si finisce davvero mai di imparare), soprattutto in vista del mio intervento al Be Wizard! che si terrà a Rimini il 16 e 17 marzo 2012.

Il nesso tra una fiera come l’ICE ed un evento come il Be Wizard! potrebbe non essere ovvio. Ma se come me appartenete a quei pochi che sono convinti che in fondo l’SEO (*) sia una cosa molto facile, posto che si conosca il settore in cui si opera, ecco che il nesso diventa praticamente ovvio.

Se da bravi SEO sapete fare 2+2, avete già capito a grandi linee che tipo di intervento terrò.

Per la cronaca, il titolo del mio intervento è stato aggiornato: non è più presente il riferimento al black hat. Un giorno capirete meglio il perché di questa scelta 🙂

 

(*) ho usato l’articolo maschile per SEO. Perché? Banalmente, perché pronuncio SEO all’inglese, “es-si-o“, anziché all’italiana “seo” (come in porseo).

 

Linkexaminer

Qualche giorno fa è stato pubblicato un interessante post su Seomoz che fa un confronto tra Xenu Sleuth e Screaming Frog, due software per la scansione dei siti web che permettono non solo di identificare eventuali link rotti, ma che danno anche molte altre utili informazioni.

Personalmente uso da sempre Xenu e ne sono sempre stato soddisfatto, nonostante sia costretto a farlo girare in emulazione con Wine su Ubuntu (e non venitemi a dire di passare a Windows, perché piuttosto butto tutto e vado a zappare la terra).

Ultimamente però ho iniziato a riscontrare piccoli problemi con Xenu (talmente piccoli che potrei chiamarli fastidi, più che problemi), il quale per esempio mi segnala su alcuni siti degli errori 404 che in realtà non ci sono…

Per questo banale motivo, ho iniziato a guardarmi attorno per cercare eventuali alternative. Pur avendo provato diversi software, però, non sono mai riuscito a trovare una alternativa migliore di Xenu. Almeno, finché non ho letto il post su Seomoz di cui sopra. Anzi, più che il post, sono stati i commenti a suggerire diversi tool interessanti, anche perché Screaming Frog sul mio laptop non parte nemmeno, nonostante dovrebbe essere portabilissimo, appoggiandosi alla java virtual machine…

Poco male, perché come detto i commenti hanno suggerito diversi tool interessanti. Li ho provati tutti, e quando ho provato LinkExaminer ho capito velocemente che la ricerca era completata.

LinkExaminer, infatti, offre tutto quello che offre Xenu, più altre utili informazioni. E, come Xenu ed a differenza di Screaming Frog, è gratis, il che non guasta mai.

Non voglio fare una recensione del software, perché è sufficiente scaricarlo e provarlo 5 minuti per capire cosa offre. Ci tenevo però a far sapere ai miei amici/colleghi (insomma, quelle 4 persone che mi leggono, alla fine della fiera) che oltre a Xenu ed all’ormai famoso Screaming Frog (potenza di Seomoz 😛 ) esistono altre alternative che non è sempre facile trovare 🙂

Per finire, un riepilogo dei tool per la scansione dei siti che può valer la pena provare:

Ironia della sorte, sono tutti per Windows. Ma LinkChecker (per Linux) non mi soddisfa un granché, ed Integrity è per Mac, sistema che volutamente ignoro da sempre e per sempre.

 

SEO Swing

A febbraio tornerò in Italia per partecipare al Corso SEO Swing organizzato da Yoyoformazione. Per la precisione, il corso si svolgerà a Lonigo il 17, 18 e 19 febbraio; docenti saranno Enrico Altavilla e Piersante Paneghel (SearchBrain).

Sarà per me soprattutto un’occasione per rivedere un po’ di SEOamici (in attesa di organizzare una SEO Birra all’estero… 😉 ). Ed è anche un’occasione per scrivere un post su questo blog a più di un anno di distanza dall’ultimo.

Ma tanto lo sapevate già che non mi piace “bloggare”…

La velocità del sito

La dichiarazione di Matt Cutts per la quale la velocità di un sito potrebbe presto diventare uno dei (tanti) fattori valutati per decidere il ranking sta creando parecchia discussione nella comunità SEO. In sintesi, il messaggio di Matt Cutts è: un sito molto veloce potrebbe ottenere un vantaggio in termini di posizionamento su Google, mentre un sito terribilmente lento potrebbe essere leggermente penalizzato.

Prima considerazione: mi sembra giusto. Da utente di un motore di ricerca, mi disturba un po’ cliccare su uno dei risultati di una ricerca e dover attendere per l’apertura del sito. Non a caso, a volte apro direttamente tre/quattro tab con i vari risultati e poi leggo quel sito che si apre per primo. Dato che Google non può non aver interesse ad offrire la miglior esperienza d’uso ai propri utenti, mi sembra di conseguenza giusto iniziare a valutare il parametro velocità.

Seconda considerazione: non capisco perché ci si agiti tanto su questo annuncio 🙂 In fondo, ottimizzare la velocità di un sito è cosa che i SEO hanno sempre fatto (o almeno, provato), soprattutto per i siti di grandi dimensioni. Infatti, se è vero che in un prossimo futuro la velocità diventerà un fattore per determinare il ranking, è anche vero che già ora (e non da oggi) un sito veloce ha il vantaggio di non far sprecare risorse agli spider. Ad oggi, insomma, la velocità ha già un impatto, anche se è relativo al crawling del sito piuttosto che al ranking vero e proprio.

Già cinque anni fa, per dire, usavo Web Page Analyzer per scoprire velocemente cosa richiedesse una ottimizzazione delle pagine per migliorare la velocità. Oggi ci sono diversi strumenti per fare le verifiche del caso, ad esempio Page Speed, rilasciato da Google, e YSlow, rilasciato da Yahoo!. Entrambi sono extension di Firefox che richiedono Firebug.

Come potrete capire usando questi tool, l’importanza della velocità sta sia nei tempi di risposta del webserver sia negli elementi stessi della pagina. Quindi, va ottimizzato tutto: il webserver, le immagini, il codice javascript, e così via.

Nuove linee guida per i Google Local Business Listing

Una delle cose che rendono più affascinante al momento studiare il local SEO è che i cambiamenti sono repentini. Per dire, non ho fatto in tempo a pubblicare la mia guida sul posizionamento nelle Google Maps che sono cambiate le linee guida, con alcune modifiche di particolare interesse. Per fortuna non sono stato tanto ingenuo da ritenere quella guida una versione definitiva; appena avrò tempo, inizierò ad ampliarla/migliorarla/aggiornarla.

Su Blumenthals (per inciso, uno dei migliori blog sul local search) è stata pubblicata una tabella comparativa tra vecchie e nuove guidelines.

La modifica più grossa è probabilmente quella legata al nome dell’attività inserita su Google Maps. Se infatti prima le linee guida chiedevano di usare il nome usato nel mondo offline (e quindi, in pratica, veniva semplicemente detto di non fare keyword stuffing nel nome), ora è richiesto che venga usato esattamente il nome legale dell’azienda.

Insomma, per fare un esempio concreto, una eventuale scheda locale della “Chicco” non dovrebbe usare quel nome ma “Artsana S.p.a.”. Questo esempio dovrebbe spiegare bene perché sono nate parecchie discussioni (giustamente polemiche, a mio giudizio) su questa specifica modifica.

Pur capendo l’obiettivo di questa novità, ovvero ridurre lo spam, non credo che con questa mossa Google possa migliorare l’esperienza dei propri utenti. Pensate ad esempio ad una ricerca per un hotel in una qualche città. Dubito che la ragione sociale di ognuno degli hotel sia corrispondente al nome con il quale l’hotel è conosciuto. Di conseguenza, i risultati risulterebbero di difficile comprensione. Di più, per quelle SERP che seguo nel settore, sono rarissimi i casi in cui il nome legale dell’azienda sarebbero di una qualche utilità all’utente che si ritrovasse davanti a quella SERP.

Se l’intenzione è quella di ridurre lo spam nei nomi delle aziende, è sufficiente togliere (tutto?) il peso dato a quel singolo fattore.

[UPDATE] Mattia nei commenti fa notare che il punto contestato delle linee guida è stato ripristinato alla versione precedente da Google LBL. Tutto è bene quel che finisce bene 🙂