SeoPQR

Post così breve che potrebbe essere scambiato per un tweet: raduno SEO a Roma il 6 giugno. Tutte le info su Seofriday.

Accorri numeroso.

2 requisiti essenziali per fare il SEO

Per poter occuparsi di SEO (acronimo di search engine optimization) sono necessarie parecchie competenze, in ambiti anche diversi. Chi scrive non ritiene il SEO una questione di pura tecnica, quanto di ampia stategia. Per pianificare ed attuare un’ampia strategia, serve un’ampia conoscenza.

Quali le basi necessarie prima di “studiare da SEO”? Secondo me ce ne sono un paio, più o meno valide anche per altri mestieri sul web, che sono necessità assolutamente imprescindibili.

      La lingua italiana
      Se ritieni di non avere una ampia dimestichezza con la lingua italiana, il suo lessico, la sua sintassi, la sua grammatica, spendi un po’ del tuo tempo a studiare meglio l’italiano. Non è tempo perso! Non penserai mica di poter scrivere frasi ottimizzate per i motori di ricerca se fanno rabbrividire una persona di media cultura, vero?
      TCP/Ip
      Comprati il TCP/IP Illustrated, Volume 1: The Protocols (Addison-Wesley Professional Computing Series) e mandalo a memoria. Se non sai come funziona tutto quel che c’è sotto il tuo sito web, farai molta più fatica a lavorarci. Non ne sono sicuro, ma dubito che Michael Schumacher sarebbe stato il campione che è stato senza conoscere il funzionamento di una automobile.

Search Engine Optimization: l’investimento a più alto ROI

Non lo diciamo noi del settore. O meglio, noi SEO lo diciamo, ma essendo di parte è giusto valutare le nostre affermazioni cum grano salis.

Grazie a Marco e Nereo, scopro la ricerca condotta da Marketing Sherpa sui partecipanti di ad:tech.

Cosa dice questa ricerca? Un grafico vale più di mille parole, e quindi lo riporto, così com’è:

adtechchart1.gif

Tutto chiaro? I clienti (i clienti!) ritengono il SEO la tattica con il miglior ritorno sull’investimento. Mi sembra ovvio, quindi, che il posizionamento sui motori di ricerca debba essere la prima tattica da prendere in considerazione quando si intende promuovere la propria attività online, il proprio sito web.

Spesso invece il SEO viene lasciato in disparte, volutamente ignorato: o come se non fosse importante o come se fosse ovvio che il proprio sito sarà ben visibile.

Allo stesso tempo spesso mi capita di veder spendere montagne di soldi su tattiche a bassissima/nulla performance. E spesso questo investimento viene seguito da frasi come “Internet non funziona”. Ebbravo!!

Allo stesso modo, vedo chi investe in maniera intelligente sul posizionamento nei motori di ricerca dire, al contrario, che “Internet funziona, eccome!”.

Corso di web analytics a Lecce

Per capire quanto ritengo importante la web analytics per chi si occupa di web marketing, basta guardare che rilevanza ho dato alla stessa su WebRising.

Se non bastasse, si potrebbe guardare meglio la lista di libri dell’ultimo acquisto su Amazon, dove compaiono ben tre libri (e che libri, signori miei!) sulla web analytics (Actionable Web Analytics: Using Data to Make Smart Business Decisions, Web Analytics: An Hour a Day e Web Analytics Demystified: A Marketer’s Guide to Understanding How Your Web Site Affects Your Business).

Se neanche questo fosse sufficiente a spiegare quanto importante sia (non uso il “secondo me” perché su questo so di essere in buona ed abbondante compagnia), mi gioco il jolly. [Per saperne di più…]

Non era un fantasma

In tanti mi avete chiesto (e continuate a farlo) se ero al convegno gt, se ero proprio io, se è vero che sono passato, etc etc etc.

La risposta è “si”.

Avevo una mezz’ora di tempo prima di prendere il treno per rientrare a Lecce e ne ho approfittato per andare con Alessio a salutare qualcuno. Avessi avuto più tempo, mi sarei probabilmente trovato con la pausa pranzo e quindi la possibilità di salutare molte persone. Invece ho avuto modo di salutare velocemente solo Giorgio, Giulio, Nereo, Elena e Piersante (con Elena e Piersante sono anche riuscito a scambiare qualche chiacchera).

Gli altri li saluto da qui. Ci saranno altre occasioni 😉

Se non vi chiamate IAB Forum, curate l’usabilità del vostro sito

Il 7 e l’8 novembre si svolgerà a Milano lo IAB Forum 2007. La partecipazione è gratuita, ma è necessario iscriversi on line. Io ho deciso di attraversare l’Italia e andarci. Ed infatti mi sono appena iscritto al form. Ma che fatica!

La pagina di iscrizione è questa. Come potete vedere, il form è preceduto da un piccolo avvertimento nel quale c’è scritto:

I dipendenti delle Aziende Sponsor sono pregati di utilizzare la form a loro riservata e non quella sottostante. Tale procedura consentirà di ricevere in azienda il proprio badge completo di logo aziendale che permetterà l’accesso anche durante i giorni di allestimento.

Se non che, a me che non faccio parte di una azienda sponsor, viene il dubbio: il mio badge? Ne avrò uno? Insomma, c’è un inutile carico di informazioni che mi instilla dubbi, e quasi mi frena. Ma è lo IAB Forum, figuriamoci se mi faccio spaventare da una piccolezza di questo genere 🙂

Riempio tutti i campi, selezionando anche la categoria di appartenenza (non senza qualche attimo di riflessione, della serie “chi sono”, “cosa faccio”, “dove vado”, etc etc etc), e clicco su “Invia”.

Ma anziché trovarmi una pagina con il solito messaggio “Grazie per esserti iscritto”, “Complimenti per aver deciso di partecipare”, o quel che volete voi, mi trovo davanti ad una pagina ben più impegnativa. [Per saperne di più…]

Se questo è SEO

Su questo blog ho già chiesto chi è, secondo voi, il SEO. E ho ottenuto risposte demoralizzanti, per me e per tutti quelli che fanno questa attività in maniera corretta.

Ma avete ragione voi. C’è ancora troppa porcheria in giro. E tutta la “categoria” dei SEO viene rovinata.
Un esempio? Andate su Google e cercate realizzazione siti internet. Tra i primi posti trovate anche Gragraphic (apprezzate il fatto che in questo caso ho messo il nofollow). Bene, visitatelo. E guardate il footer.

Visto? Ok. Quello non è SEO. È spam. Che si può segnalare tramite apposito spam report a Google (qui lo spam report senza autenticazione, che però viene – probabilmente – preso in minor considerazione da Google. Meglio quindi il primo link).

Come lo spam del viagra sta alla farmacia

Mentre attendo un maggior numero di commenti al post Chi è secondo te il SEO? – per chiarire: 1) la vostra risposta non può essere sbagliata. Per definizione! 2) SEO sta per Search Engine Optimization e chi fa SEO si occupa quindi di migliorare la visibilità dei siti web sui motori di ricerca – vi dico chi SEO non lo è.

La nostra società è specializzata nell´inserimento e posizionamento dei siti web nei Motori di Ricerca italiani ed internazionali.

Il tuo sito nei principali Motori di Ricerca
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L´importante è scegliere parole chiave “vincenti” che identificano esattamente il vostro servizio/prodotto

Ad esempio: se site una tipografia di Roma userete parole chaivi del tipo:
– tipografia roma ; stampa calendari ; stampa calendari 4 colori ; stampa calendari roma

Se siete un Hotel in zona fiera a Milano
– hotel zona fiera milano ; hotel 3 stelle milano ; hotel vicinanze fiera milano

Inseriremo nel vostro siti i corretti codici Metatags e a cadenza trimestrale vi spediremo un reports di visibilità

Questa email è l’ultima di una lunga serie di spam che ricevo da sedicenti SEO (gli piacerebbe, eh) che vogliono truffare la gente. Ma questi stanno al SEO come chi vi vuole rifilare viagra e cialis sta alla farmacia.

Chi è secondo te il SEO?

Sto preparando da diversi giorni un post sul caso relativo alla penalizzazione di MasterNewMedia da parte di Google. Lo sto preparando con una certa lentezza sia per necessità sia per volontà, dato che se ne sta parlando parecchio in questi giorni, ed escono spesso e volentieri nuovi dettagli, nuove considerazioni, etc.

Sia dai post di Robin sull’argomento sia da altri commenti sparsi qua e là, mi sembra però prioritario partire da un argomento vicino ma collaterale, prima di concludere il post di cui sopra, il quale, probabilmente, alla fine non verrà pubblicato qui ma su Marketing Routes, dato il target di riferimento e la maggior visibilità rispetto a questo blog.

Però è qui, dove i lettori non sono solo SEO e SEM, che devo chiedere a voi: chi è secondo te il SEO? quale opinione hai di questo lavoro e di questa categoria di lavoratori?

Vi prego di rispondere con la massima sincerità, senza farvi problemi di sorta. Al limite, se ne sentite il bisogno (non riesco ad immaginare un motivo, ma magari c’è), scrivete il commento in modo anonimo. Però è davvero importante a questo punto capire esattamente qual è la reputazione dei SEO.

Ovviamente, chi è SEO può evitare di commentare. Forse addirittura dovrebbe evitare, ma niente imposizioni. Magari specificate all’inizio del vostro commento che siete un SEO.

Vi ringrazio in anticipo per i commenti che vorrete lasciare.

Un anno senza nofollow

Oramai tutte (o quasi?) le piattaforme di blogging inseriscono di default l’attributo rel=”nofollow” ai link nei commenti. Questo attributo ha la funzione di comunicare ai motori di ricerca di non seguire il link e, dato che i link hanno un enorme peso nel ranking dei siti sui motori di ricerca, aveva lo scopo di ridurre lo spam sui blog, spam che aveva appunto l’obiettivo di migliorare il ranking dei siti linkati, sia nel nome del commentatore sia nel commento stesso.

Ma chiunque gestisca un blog sa bene che il nofollow non ha prodotto alcun risultato utile. Lo spam arriva comunque (e sempre più) ed i link legittimi non hanno valore. Un buco nell’acqua, insomma.

Dato e considerato che su questo blog c’è la moderazione nei commenti per chi commenta la prima volta, c’è un efficace sistema antispam e c’è il tenutario che legge tutti i commenti che arrivano, mi è sembrato sciocco mantenere il nofollow ai link di chi invece scriveva commenti reali.

Per questo, esattamente un anno fa, ho rimosso il nofollow dai commenti. Non solo non c’è nessun vantaggio nel tenere questo attributo, ma c’è vantaggio nel toglierlo. Inoltre, è un modo carino per ringraziare chi, con i propri commenti, aggiunge contenuto, opinioni, notizie e quant’altro.

Dopo un anno, posso trarre queste conclusioni:

  • i commenti safe su questo blog sono aumentati (certo, ci sono state anche altre cause insieme a questa), con tutti i vantaggi che questo comporta;
  • i commenti spam poi approvati sono rimasti gli stessi: zero;
  • questo blog ha guadagnato ulteriore autorevolezza agli occhi dei motori di ricerca (certo, ci sono state anche altre cause insieme a questa) e forse – boh, ditemelo voi questo – agli occhi degli utenti;

Quindi, anche le piccole preoccupazioni iniziali che avevo sulle conseguenze della mia scelta si sono sciolte come neve al sole. Non a caso, in moltissimi mi hanno seguito ed hanno fatto lo stesso (avrei voluto, per festeggiare questo anniversario, linkare tutti coloro che hanno rimosso il nofollow dal loro blog, ma sono davvero tanti. Facciamo così, se ne avete voglia, scrivetelo qui nei commenti).

Ci possono essere altre preoccupazioni in chi decide di non togliere il nofollow. Ad esempio, c’è chi dice “eh, ma così non perdo Pagerank?”. Questa domanda oramai mi ha sfracellato i coglioni (scusate, lo so, sembrava un post tanto serio e ben impostato, che questa affermazione può sembrare fuori luogo, ma…). Non solo perché dimostra la poca conoscenza del Pagerank, ma anche perché dimostra la poca conoscenza di quale sia il reale impatto del Pagerank all’interno dell’algoritmo che determina il ranking di una pagina su Google. Dico solo che il sottoscritto ha ottimamente posizionato un sito in un settore difficile come il turismo con keyword piuttosto competitive puntando tutto sui link in uscita…

Di chi invece si preoccupa di avvantaggiare gli altri blog nelle varie classifiche neanche voglio occuparmi (per ovvi motivi di decenza).

Altre preoccupazioni? Scrivetemele nei commenti.

Voglio solo elencare alcuni buoni motivi (alcuni già citati in questo post) per rimuovere il nofollow dai link nei commenti:

  1. il web si basa sull’ipertesto, ovvero i link sono l’anima del web. Annullarne il valore è contro il principio su cui si fonda tutto il web!
  2. linkare risorse esterne degne di menzione è un vantaggio. Dato che raramente un commento degno proviene da un utente che linka un sito indegno (e comunque in questo caso si può intervenire manualmente per correggere il problema – io l’ho fatto in un paio di occasioni), raramente manca questo vantaggio.
  3. incentiva i commenti sul proprio blog. Dare in cambio un link vero può far decidere chi è in dubbio tra il commentare o meno un nostro post per la scelta più vantaggiosa… per entrambi;
  4. togliere il nofollow può essere d’esempio per altri. Ecco che, tornando ad un web libero dai nofollow, ogni nostro commento altrove può essere premiato con un link buono;

Mi sta soprattutto a cuore, però, il primo punto di questo tutt’altro che esaustivo elenco. Oggigiorno sembra che un link lo si possa dare solo in cambio di birre, cellulari e bamboline gonfiabili. Ma un web così non mi attira neanche un po’…

Per chiudere, DoFollow è il plugin per wordpress che io uso per togliere i nofollow dai commenti. Ma ce ne sono molti altri e non solo per wordpress, ovviamente.

Aggiornamento: come già segnalato in questo post, ho cambiato il plugin usato per rimuovere il nofollow: Nofollow Free

Salva il web, togli il nofollow!