Il mio intervento al BarCampMatera: il PageDrunk

Pietro ha pensato bene di filmare e mettere su Youtube quell’ubriacone che vaneggiava di Pagerank.

Non ha tutti i torti Francesco quando mi scrive “Però considerando che eri ubriaco, hai fatto un intervento lineare. Chissà come hai fatto…”. Ammesso e non concesso che sia stato un intervento lineare, s’intende.

In ogni caso, i video sono qui:

Great success

Negli ultimi tre giorni ci sono stati due eventi importanti e ben riusciti.
Il primo era il Corso SEM e SEO a Lecce fatto da Yoyo formazione rotolante (e magari ne parleremo più approfonditamente in un post successivo, ok?) giovedi e venerdi scorso.
Il secondo era il BarcampMatera, che si è tenuto ieri. Ma anche il Barcamp merita uno spazio tutto suo, quindi ne parlerò nel prossimo post.
C’è comunque una cosa che accomuna i due eventi: l’ottima riuscita. Come direbbe Borat, “Great success!“.

Principi di Net Semiology

Attenzione, questa non è una recensione. Forse è solo uno sfogo…

Ho da più di un mese in mano il libro “Principi di Net Semiology” (sottotitolo: “Comunicare in modo efficace su Internet”). L’ho comprato perché sembra un argomento interessante. Me l’aspettavo un po’ “mattone”, ma comunque interessante. Ma il fatto che ce l’abbia in mano da più di un mese e sono ancora a pagina 109 (su 280 totali) qualcosa vorrà pur dire.

Passi per qualche errore ogni tanto, tipo la virgola a dividere soggetto e verbo (quando mi imbatto in una virgola fuori posto storco un po’ – tanto – il naso, ma riesco ad andare avanti).

Qui invece non si riesce ad andare avanti, e non solo per la terminologia molto specifica (che quindi ti impone di imparare a memoria il significato di tutta una serie di termini, a costo di non capire nulla di quel che leggi), perché il testo fa riferimento ad una determinata figura: peccato che le figure non siano numerate
Ad esempio, a pagina 103 si legge: “In presenza di una schermata con AFI strutturata illustrata in Fig. 130 i quadrati sono distribuiti mediante una LGA”. Tra pagina 102 e pagina 103 ci sono tre figure, e nessuna delle tre è numerata. Come si fa a capire quale sia la fig. 130? Tanto più che il cervello è già impegnato a cercare di ricordare le definizioni di AFI ed LGA.

A pagina 109 (si, dove mi son fermato: per quanto sia una cosa che odio fare, temo che abbandonerò la lettura di questo libro qui) dice:
“Data una superficie AT, come quella illustrata nella Fig. 135 (nda: anche questa non è numerata, ma essendo l’unica ci sono meno dubbi…), la campitura comunicativa è ricavabile mediante la seguente formula:
dove:
CC rappresenta la campitura comunicativa
etc etc etc.”

E la formula? Qual è? Dov’è?
Sarò io facilmente irritabile, ma se i 19,90€ del costo del libro li avessi semplicemente persi non mi sarei sentito fottere allo stesso modo…

A-Blogger

Tutti sanno che qui, in Italia, per definire un blog famoso si usa una parola abbastanza bizzarra. “Blogstar”. Decisamente più originale il termine inglese che definisce un blog conosciuto e importante, i cosiddetti A-Blogger. Gli A-Blogger sono contrapposti agli Z-Blogger, ovvero blogger decisamente meno popolari.

Sw4n lancia il Z-Blog Awards. Bravo, bella idea.

Per quel che mi riguarda, credevo di essere un B-Blogger, o un C-Blogger. Ma forse mi sbaglio. Tipicamente, infatti, quando ci si riferisce a qualcuno, lo si linka. Se non succede, è perché si sta parlando di qualcuno talmente famoso che non ha senso farlo. Uscendo dalla sfera dei blogger, e parlando di gente davvero famosa, chi di voi ha mai linkato Google parlando di Page o Brin. O ha linkato Microsoft parlando di Bill Gates? Nessuno, credo. Non servirebbe mica.

Perché sto delirando sulla mia popolarità? Un po’ perché è venerdi sera e la stanchezza si fa sentire, un po’ perché Massimo Mantellini (un autentico A-Blogger, altro che storie), parlando del sito We Love Andrea Beggi (tributo ad un altro autentico A-Blogger), ha riportato uno dei tanti fact: il mio! E non ha dovuto linkare questo blog. L’autore del fact è più famoso di quel che pensa, forse 🙂

Io so che ci sono miei tanti “colleghi” che farebbero carte false per avere un link spontaneo dal manteblog. E potrebbero anche avere ragione, in effetti. Per un SEO, un link spontaneo da quel blog è priceless. Il mio ego invece è felice così, perché non serve un link che punti qui per spiegare chi cazzo è Stefano Gorgoni.

So anche che ci sono certi maligni che sostengono che il link non è stato messo per un altro motivo: “Mantellini non ha avuto alcun desiderio di dare un link ad uno che avrebbe trovato molto utile quel link”. Ma ai maligni rispondo: “anche fosse, chissenefrega. Il mio ego è felice così”.

Il Pagerank è sceso

Google sta esportando (o forse ha appena finito) l’aggiornato Pagerank sui vari datacenter. E già in molti si chiedono “ma come è possibile che sia sceso? Ho gli stessi link di prima!”.

Succede, in effetti. E spesso anche quando davvero il sito non ha perso neanche un link. E allora? Perché accade?
Ecco alcune possibili cause che mi vengono in mente su due piedi:

  1. Le pagine che linkano la nostra hanno a loro volta perso backlink e quindi trasmettono meno Pagerank.
  2. Le pagine che linkano la nostra hanno un maggior numero di link e quindi ogni link prende una parte di Pagerank più piccola (e questo vale anche in riferimento al linking interno).
  3. Il nostro Pagerank non è sceso, ma quello degli altri è salito.

Quest’ultimo punto merita un approfondimento. Infatti, il vero Pagerank non è su scala da 0 a 10, ma va da 0 a infinito. Viene poi riportato per comodità su scala 0-10.

Un piccolo esempio dovrebbe aiutarmi a spiegare meglio le conseguenze di questo meccanismo (uso numeri a caso – che tanto non fa differenza): poniamo di avere due siti, aaa.com e bbb.com. aaa.com ha un Pagerank reale di 200.000 e bbb.com ha un Pagerank reale di 1.000.000. Il Pagerank visibile è rispettivamente 5 e 10. In seguito, aaa.com arriva ad un Pagerank reale di 205.000, mentre bbb.com a 2.500.000.
Questo comporta che l’equivalente del PR10 visibile è un PR reale pari a 2.500.000. Riportando in scala tutti i Pagerank, aaa.com si ritrova con PR4. Eppure il suo Pagerank è aumentato…

Sono stato spiegato? (cit.)

Re: Quanto è cambiato il posizionamento dal 2003 ad oggi?

Francesco chiede quanto è cambiato il posizionamento dal 2003 ad oggi, su , il blog di HTML.it e la mia risposta era così lunga che preferisco farne direttamente un post qui (perché non abilitano il trackback?).

La domanda mi piace, perché con Francesco condivido l’approccio più umanistico che tecnico al SEO. Un po’ di anni fa era sufficiente che il posizionatore inserisse i meta tag giusti, nascondesse il testo magico, facesse quella diavoleria chiamata doorpage, e ci si trovava il sito nelle prime posizioni. L’evoluzione da parte dei motori di ricerca (Google in primis) ha imposto un’evoluzione anche dei SEO.

E così oggi un SEO non deve tanto sapere se è meglio usare “-” o “_” per separare le parole negli URL, o se i motori danno maggior rilevanza ai tag o . Il SEO oggi deve avere una visione d’insieme, che va dalla progettazione dell’architettura dell’informazione all’usabilità, dalla popolarità (non solo tramite link, ed anche se parliamo di link popularity non solo tramite scambio/acquisto link) alla capacità del sito di convertire i visitatori in qualcosa di valore (qualsiasi sia il valore in questione).

Ecco perché oggi che mi trovo all’inizio di una nuova avventura, centrata sul search marketing, una delle mie preoccupazioni era, è e sarà fare in modo che tutte le persone che lavorano su un sito abbiano le nozioni fondamentali del SEO. Anche se si occupano di programmazione, grafica o altro. Come SEO sono troppo impegnato a studiare e guidare la strategia per disquisire su trattini, underscore, tag e quant’altro.

Probabilmente mi aiuta in questa evoluzione la mia formazione che se mi permettete definisco “eclettica”. Da studi classici (mal digeriti, ma pur sempre fatti) a studi giuridici (mai completati, anche se piaciuti) mi sono “ritrovato” a fare l’amministratore di sistemi (Linux, che non era neanche facile e diffuso come oggi). E poi, via via salendo di layer lungo il modello ISO/OSI, ora mi ritrovo appunto a studiare e migliorare l’interazione e la user experience, e non solo finché si resta sull’http, ma anche in quella che è la progettazione del back end nel mondo reale.

Lasciamo perdere che facendo queste cose ho molto più che un buon posizionamento sui motori di ricerca. Perché anche se l’obiettivo resta fondamentalmente quello, il SEO deve evolversi. Molto. E quando l’avrà fatto, il nome “SEO” sarà troppo limitativo perché vada ancora bene.

P.s. per la cronaca, “-” separa e “_” unisce.

Il punto della questione

Il punto della questione sui link a pagamento è che Google già oggi è in grado di capire quali lo siano e quali no. E già oggi li svaluta. Se gli ingegneri di Google hanno bisogno di più dati per testare alcune idee per migliorare i loro filtri, va bene, possono anche invitare alla delazione gli utenti. I quali però per essere sicuri delle loro affermazioni devono avere prove certe, il che si traduce necessariamente in complicità. Ma tutto questo resterebbe ancora inutile perché Google non potrà mai essere sicuro al 100% che un sacco di link siano davvero comprati. A meno che non li paghiamo con Google Checkout o portiamo avanti le trattative con un account Gmail.

A volte ritornano

Ora che il dns si sta definitivamente sistemando, posso anche dire con piacere che due miei vecchi blog sono ripartiti. Per essere più precisi, sono i miei primi due blog.
Diarizing era in assoluto il mio blog personale, in lingua inglese, ma dopo un po’ mi stancai di scrivere in inglese (anche perché comunque un minimo di sforzo in più ce lo dovevo mettere), e questo divenne *il* mio blog. Ora ritorna, dopo un salutare rm -Rf, e sarà una via di mezzo tra il classico blog ed il tumblelog, che ora va tanto di moda. Che cosa vuol dire “una via di mezzo” in questo caso non lo so bene neanche io, ma almeno mi sento libero di scriverci post estremamente sintetici (con maggiori chance di riuscire a scriverci più spesso).
Con Ugo poco dopo nacque l’idea di aprire un blog che parlasse di vino e cibo (e anche altro, magari) senza particolari vincoli di sorta. Dopo mille fasi, Di vino & cibo (poteva chiamarsi altrimenti?) torna ad essere aggiornato grazie all’aiuto di un paio di amici che hanno chiesto un account per poterci scrivere.

Prossimi spostamenti

E sai mai che a qualcuno interessi 🙂

Il 18 maggio sarò a Roma per il Corso SEO Extreme di Madri. Vado ad imparare qualcosa di nuovo? In tutta franchezza, ne dubito. Ma ci vado lo stesso, perché almeno avrò l’occasione di incontrare un po’ di amici senza dover fare 1000 e passa km (che tutte le cose le organizzate lì giù al nord…).

Il 12 giugno, invece, sarò a Milano per la presentazione dei risultati della Ricerca sulla interazione tra i navigatori e i siti enogastronomici di commercio elettronico. E qui, poco importa se devo farmi più di 1000km d’andata e altrettanti di ritorno: dato che Inari è sponsor, non posso proprio mancare.

Quando l’incazzatura toglie lucidità

C’è questo ennesimo sito cosiddetto duepuntozero (Tagged) che ha un meccanismo virale così forzato da essere spam. Il problema, però, è che lo fa in maniera subdola e senza neanche esporsi troppo.
E quindi capisco che chi ci è cascato sia incazzato.

Però, da qui a voler fare un googlebombing con il tag nofollow ce ne passa, eh.